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martedì 22 marzo 2016

martedì 30 aprile 2013

mercoledì 2 gennaio 2013

Campioni senza valore...

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Il libro del prof. Sandro Donati. Edito nel 1989 e subito scomparso dalla circolazione a causa del suo contenuto. In questo libro Sandro Donati (maestro dello sport, dirigente del Coni), allora tecnico nazionale di atletica settore velocità, racconta con dovizia di particolari e con prove inconfutabili i retroscena aberranti di pratiche doping legate al mondo dell'atletica e che avevano fatto registrare morti. Donati fu rimosso dal suo incarico e per molti anni è stato emarginato ed hanno tentato con tutti i mezzi di metterlo a tacere. Questo documento è il libro, nascosto, perduto e finalmente ritrovato. 
Buona lettura

mercoledì 8 giugno 2011

Doping: in Italia il problema è il ciclismo, parola di Ministro

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Il doping nello sport quasi non esiste. Almeno per la Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive (Cvd), istituita presso il ministero della Salute, che ha appena consegnato al Parlamento il suo rapporto annuale. Su 1.115 atleti controllati solo 53 sono risultati positivi pari al 4,7 per cento. Nel 2009 le federazioni più controllate erano state il ciclismo (51 eventi), il calcio (42 eventi) e l’atletica leggera (25 eventi), nel corso del 2010, considerati i risultati sulle positività emerse nell’anno precedente, la Commissione ha confermato e anzi ha accentuato l’attenzione sul ciclismo, seguito in termini numerici dall’atletica leggera e dagli sport invernali. Dal report arriva la conferma che la palma dello sport con la più alta incidenza di atleti scoperti a far uso di sostanze dopanti spetta ancora al ciclismo: su 289 atleti controllati, 26 sono stati i casi di positività, con una percentuale (9%) che si distacca considerevolmente da quella relativa agli sport invernali (3,94%) e dell’atletica leggera (0,57%). Nel calcio sui 27 controlli effettuati dalla Commissione, nessuno è risultato positivo. Tutti puliti, anche nella pallacanestro, nella pallavolo, nella boxe e nel canottaggio. Nella piccola cerchia dei dopati, il 60,4% degli atleti è risultato positivo per una sola sostanza, ma ci sono stati casi di veri e propri cocktail dopanti, con soggetti positivi a cinque, sei, addirittura otto sostanze. Gli agenti anabolizzanti sono il doping più diffuso, insieme alle sostanze ormonali (Epo), e tutti spesso sono associati ai diuretici e agli agenti mascheranti. Le sostanze più gettonate sono il norandrosterone e il noretiocolanone (quelle, per intenderci, che causarono anni fa la squalifica del giocatore della Juventus, Edgar Davids), seguite da principi attivi come il betamesone, presenti in farmaci di uso abbastanza diffuso, ma il cui utilizzo non dichiarato comporta una squalifica per doping. Non stupisce, anche alla luce dei sequestri operati dalle forze dell’ordine nell’ambito delle indagini su spaccio di sostanze dopanti nelle palestre, il dato relativo alla pesistica e alla cultura fisica: su 56 atleti controllati, cinque sono stati i positivi, ovvero quasi l’11 per cento. La Commissione non effettua solo controlli, ma si occupa complessivamente di tutta l’attività legata all’attuazione della legge antidoping: dallo studio sulle sostanze dopanti, alla formazione. Il quadro che emerge da questo fronte è fisiologicamente molto parziale. La mole dei controlli è, infatti, talmente ridotta da rischiare di fornire una visione fuorviante della realtà. Probabilmente ne è consapevole lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio che ha recentemente stanziato due milioni di euro per rafforzare l’attività della Commissione. (Fonte: "Finanza e Mercati" del 7 giugno 2011 a firma di Daniele Sivor)

mercoledì 27 aprile 2011

Il doping ematico e tecnologico. L'audio dell'intervista a Fanini

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Il punto della situazione fatto da Ivano Fanini, patron Amore&Vita e dal  giornalista  Michele Bufalino nel corso della trasmissione Zona Cesarini su RadioUno QUI.

Doping nel ciclismo. Bufera nel mondo femminile dopo la nuova intervista di Striscia.

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QUI il video di Striscia la Notizia del 22 aprile 2011.

e di seguito il comunicato ufficiale dll'FCI:
Roma - martedì 26 aprile 2011 - La Federazione Ciclistica Italiana preso atto della gravità delle affermazioni rese da Stefania Grandi, intervistata ad Asti da Striscia la Notizia e andate in onda nella puntata di venerdì 22 aprile e tenuto conto del fatto che la stessa ha dato indicazioni di essere direttamente a conoscenza di gravi fatti riguardanti l’uso e l’induzione all’uso di sostanze dopanti nel mondo del ciclismo femminile, ha presentato querela alle autorità giudiziarie, con richiesta di immediati accertamenti affinché siano disposte indagini per accertare se quanto dichiarato nell’intervista corrisponda al vero e identificare i soggetti coinvolti nei denunciati fenomeni di doping, promuovendo immediata azione penale nei confronti di quest’ultimi, azione nella quale la Fci si costituirà parte civile. La Grandi, in qualità di persona informata dei fatti, è stata convocata ad un’audizione dal Procuratore Federale, l’avvocato Gianluca Santilli in data 12 maggio 2011 ore 11 presso la sede della Federazione Ciclistica Italiana a Roma

mercoledì 9 febbraio 2011

Doping versus grandi campioni ovvero...senza parole

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In questo momento in cui ancora una volta il ciclismo è scosso dagli ennesimi casi di doping (Riccò e Contador - sul quale il quotidiano spagnolo Marca riporta oggi la notizia che lo spagnolo sia risultato 4 volte positivo all'ultimo Tour de France) voglio ricordare un mito dello sport italiano. E' morto infatti ieri a 87 anni Cesare Rubini,  l'unico atleta al mondo inserito nella "Hall of Fame" di due sport (basket e pallanuoto).QUI per ulteriori informazioni su questo grande sportivo. I veri campioni non hanno tempo, non hanno inizio e non hanno fine.
Ma il contraltare è l'amaro in bocca per i due "psuedociclisti" di cui sopra. Riccò aveva un occasione e l'ha "tirata giù con lo sciaquone" e spero che venga radiato mentre Contador (che a me non è mai piaciuto ed è anni che mi "puzza"   così come Cancellara al Giro delle Fiandre sul Muro di Grammont, dove devastò un eccellente Boonen) , forse comincerà a essere meno tutelato dalla sua federazione (così come Valverde e altri spagnoli) che  forte della mancanza di una legislazione  nazionale chiara sul doping continua a proteggere (con tempistiche lunghissime) i suoi atleti (ve la ricordate l'operazione Puerto ?) mentre la nostra fà (giustamente subito) "carne di porco" dei nostri ciclisti beccati a doparsi in virtù di una visione (forse) un pò più pulita del nostro sport. Per mè lo sport dovrebbe essere "nature", acqua e un bel panino al salame alla fine così come si faceva (non nei pro) fino agli anni 60 (bellissimo un documentario di qualche tempo fa su Rai Storia). Io che sono nato nei primi anni 60 ho i miei ricordi sul ciclismo tutti in bianco e nero e ricordo ancora le biglie con cui giocavo con il viso di Gianni Motta.  Non che non ci fosse il doping  allora ma io lo vedevo ancora uno sport "eroico" e pulito. Poi dopo mi sono ricreduto quando crescendo  informandomi,  ho saputo che dal dopoguerra in poi il doping si modernizzava passando dall caffè alla Simpamina. Ed ora mi e ci tocca vedere ciclisti (e non solo) che per vincere necessitano della "chimica". Certo, i colpevoli non sono sicuramente solo loro ma loro possono sempre dire no, rinunciare a soldi, sponsor e vantaggi e preservare la propria salute. Certo, magari ti ritrovi a fare un lavoro che non ti piace, a prendere uno stipendio ridimensionato rispetto a prima ma con la coscienza pulita. Si chiama etica sportiva e dovrebbe essere insegnata nelle scuole così si eviterebbero "distorsioni" anche nel mondo degli amatori.  Il fatto è che questi ragazzi iniziano da "piccoli" ad accettare il fatto che "un aiutino chimico" sia normale. Quando arrivano agli under 23 oramai sono già "asuefatti all'idea". Dopotutto il circolo vizioso inizia con gli integratori. Ho provato alcuni anni fà a bere solo acqua nelle uscite e poi con gli integratori. Differenza netta. Il panino al salame e il bicchiere di vino vengono sostituiti dalla chimica ed ecco che anche l'ultimo degli amatori si spara quantità industriali di maltodestine, aminoacidi ramificati e compagnia  cantando (e se non bastano ci aggiugono "altro")  magari tanto per scalare qualche decina di posizioni nella "GF del Bar dello Sport". Altro che Giro Bio, io farei il Giro Nature: solo acqua, pane e salame...
Ah, dimenticavo...svegliatemi, stò sognando.

venerdì 10 dicembre 2010

Doping Ciclismo: deferita tutta la famiglia Bernucci. Suocero compreso...

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Incominciamo con le buone notizie: il babbo non c’entra assolutamente niente. Quelle brutte? Il resto della famiglia Bernucci, corridore professionista da nove stagioni, è totalmente coinvolta in questioni di doping. Questo è almeno ciò che ritiene la Procura Antidoping del Coni, sulla base anche degli elementi emersi dall’inchiesta della Procura di Padova condotta dal pm Benedetto Roberti. Ma andiamo per ordine. Ieri la Procura Antidoping del Coni ha deciso di deferire al Tribunale Nazionale Antidoping del Coni un’intera famiglia: quella di Lorenzo Bernucci, ligure di Sarzana, nove stagioni da professionista, una vittoria di tappa (quella di Nancy) al Tour de France del 2005, quando vestiva la maglia della Fassa Bortolo. Poi guai con il doping (un anno di squalifica): al termine della terza tappa della Vuelta a España 2007, la sua squadra, la tedesca T-Mobile decide di licenziarlo in tronco ed estrometterlo dalla corsa. Il corridore spezzino aveva infatti fatto ricorso ad un integratore non dichiarato durante il Giro di Germania 2007 ed era di conseguenza risultato positivo alla sibutramina. Per lui un anno di stop e l’inizio di una serie di guai che lo porta ad essere una delle figure centrali dell’inchiesta di Padova ­ ancora in corso - condotta dal pm Benedetto Roberti. Corridore discreto, senza lode e senza infamia, ora rischia una sospensione di sei anni, unitamente a sua moglie Valentina Borgioli, al fratello Alessio Bernucci, alla mamma Antonella Rossi e al suocero Fabrizio Borgioli. Lo stop complessivo chiesto con il deferimento dalla Procura al Tribunale nazionale antidoping (Tna) è di 22 anni: 6 appunto per il ciclista, 4 per ognuno dei parenti. Questo per quanto riguarda la giustizia sportiva, poi ci sarà tutto l’iter di quella ordinaria. Tre i capi di imputazione per la moglie: possesso, traffico e somministrazione. Due per la mamma: traffico e somministrazione. Solo somministrazione per il fratello e il suocero. L’unico tesserato è Lorenzo Bernucci, ma la Procura chiede espressamente che a tutta la famiglia Bernucci venga impedito di frequentare in Italia gli impianti sportivi, gli spazi destinati agli atleti ed al personale addetto, ma anche di prendere parte a manifestazioni o a ricoprire ruoli federali di qualsiasi tipo o natura. Per essere più chiari: una famiglia non più gradita allo sport italiano. Fino a ieri il coinvolgimento si limitava ai fratelli, alle mogli, come nei casi eclatanti di Raimondas Rumsas o Dario Frigo, per i quali le rispettive mogli sono state anche arrestate. Da ieri sul banco degli imputati ci è finito in pratica un intero albero genealogico. Escluso il babbo. (Fonte: Il Giornale on line)

mercoledì 17 novembre 2010

Troppi integratori all'origine della SLA ?

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La categoria dei calciatori regista un numero di casi di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). All'origine di tale fenomeno potrebbe esserci l'uso continuato (se non l'abuso) di integratori alimentari.Questa l'ipotesi avanzata da una ricerca dell'Università di Roma "Tor Vergata" e dalla Fondazione S. Lucia, diretta dalla professoressa Cristina Zona e pubblicata su "Experimental Neurology".La ricerca è stata inoltre finanziata dal Ministero della Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità e dalla Wyeth Italia.Come detto, le statistiche parlano della SLA come una sorta di "malattia professionale" dei calciatori, con un incidenza di 143 casi su 100.000 individui contro i 6 su 100.000 della popolazione. Ad oggi, il bollettino medico parla di oltre 40 morti, oltre a diversi casi (come quelli di Borgonovo e Signorini) che hanno attirato l'attenzione di media e pubblico. Sul fenomeno sono già state formulate diverse ipotesi, dall'uso di sostanze dopanti alla contaminazione da diserbanti dei campi, fino ai traumi dovuti ai colpi di testa.La squadra della professoressa Zona si è invece concentrata sugli integratori alimentari, assunti dagli atleti sia per migliorare le prestazioni in partita che per favorire il recupero dalla fatica. Per gli scienziati, tali prodotti contengono aminoacidi ramificati (BCAA), che colpiscono le cellule nervose con effetti molto simili a quelli della SLA vera e propria. Per verificare tale idea, i ricercatori hanno condotto esperimenti con cellule nervose in vitro e topi di laboratorio, esponendo le prime ai BCCA e nutrendo i secondi con alte dosi delle sostanze in questione. In entrambi i casi, le cellule nervose (sia in vitro che dei roditori) hanno proprietà funzionali sovrapponibili a quelle colpite dalla SLA. I risultati sono ancora allo stadio sperimentale; tuttavia, gli esperti sottolineano la necessità di maggiori controlli e di un'assunzione consapevole degli integratori, la cui pericolosità potrebbe essere stata sottovalutata. 
FONTE: Irene Carunchio, Livia Curcio, Massimo Pieri, Francesca Pica, Silvia Caioli, Maria Teresa Viscomi, Marco Molinari, Nadia Canu, Giorgio Bernardi, Cristina Zona, "Increased levels of p70S6 phosphorylation in the G93A mouse model of Amyotrophic Lateral Sclerosis and in valine-exposed cortical neurons in culture" Original Research Article, Experimental Neurology, Volume 226, Issue 1, Pages 218-230, November 2010, doi:10.1016/j.expneurol.2010.08.033 
(Fonte: newsfood.com)

martedì 9 novembre 2010

Spagna, com'è difficile una condanna a Contador....

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La Spagna è in una situazione di grande sofferenza: c'è poca voglia di condannare Alberto Contador. La federazione iberica mostra un grande imbarazzo, mentre l'Uci (Unione Ciclistica Mondiale) lunedì sera ha ufficialmente chiesto di aprire una procedura disciplinare per il presunto doping del tre volte vincitore al Tour de France. Juan Carlos Castano numero uno spagnolo ha detto di augurarsi che la conclusione della vicenda "sia favorevole" il 28enne corridore madrileno, riferisce As.Il dirigente ha indicato che la richiesta dell'Uci sarà trasmessa alla commissione sportiva della Rfec, che ha in programma una riunione già mercoledi prossimo. Tre mesi per prendere una decisione ma non è escluso che si chiude il tutto "molto prima, dipende dall'atteggiamento delle parti". Il presidente della Rfec non sa che accadrà alla fine: "Può succedere di tutto, dall'archiviazione del procedimento se sarà dimostrato che la sanzione non è motivata, che finisca con un semplice avvertimento, o con una esclusione di due anni". Castano ha fatto sapere di avere parlato in queste ore con Contador: "Non era molto allegro, ma è normale". Poi si abbandona a una dichairazione poco super-partes: "Non posso non provare simpatia per lui, lo conosco da quando era un bambino". Secondo Marca, Castano ha però affermato che "la Rfec non farà alcun trattamento di favore" per il ciclista spagnolo. Il mondo del ciclismo attende di capire... (Fonte: Affari Italiani)

giovedì 4 novembre 2010

Corte Svizzera dà ragione al Coni: Valverde condannato

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 Il Coni ha vinto definitivamente la propria battaglia contro Valverde. Questa mattina la Corte dei Diritti Civili del Tribunale federale svizzero ha infatti respinto l’ultima istanza presentata dai legali del ciclista spagnolo coinvolto nello scandalo della ‘Operacion Puerto’ e squalificato dal Tribunale Arbitrale dello Sport fino al 31 dicembre 2011. Il Tribunale federale elvetico ha rigettato il ricorso di Valverde (sosteneva la non neutralità di uno dei componenti del Tas), considerando invece il collegio e il suo giudizio finale pienamente legittimi, condannando lo spagnolo a pagare le spese del giudizio e a risarcire ciascuna delle controparti (Coni, Wada e Federciclismo internazionale). Il corridore murciano resta dunque squalificato fino al 31 dicembre 2011. Già lo scorso 26 aprile, un primo ricorso di Valverde era stato dichiarato ‘irricevibile’ dalla Corte dei Diritti Civili elvetica, in quanto presentato prima del verdetto del Tas. Stavolta il Tribunale svizzero è entrato nel merito e ha dato nuovamente torto all’atleta. Si chiude così la lunga controversia che ha visto opposta la Procura Antidoping del CONI, guidata da Ettore Torri, ad Alejandro Valverde, il cui coinvolgimento nell’ ‘Operacion Puerto’ è stato scoperto grazie alle indagini effettuate in Italia dalla Procura della Repubblica di Roma e dagli organismi inquirenti del CONI. (Fonte: itmsport)

mercoledì 3 novembre 2010

Doping: testimonianza di un ciclista a "Striscia la Notizia"

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Si va dagli ormoni della crescita a quelli che vengono dati agli animali, o a prodotti che vengono importati dall'Est Europa. Nel mondo amatoriale c'è di mezzo anche il mercato nero e la Camorra, perché non sono medicinali che compri in farmacia'. Striscia la Notizia raccoglie le rivelazioni shock di un ciclista, che denuncia ai microfoni del Tg satirico l'utilizzo di sostanze dopanti nel suo settore sportivo. Il testimone (che chiede di rimanere anonimo) parla di controlli inesistenti '3 o 4 al massimo all'anno' e di medici che somministrano ai corridori sostanze proibite. Il teste racconta a Max Laudadio che questa piaga sportiva riguarda tutte le categorie del ciclismo: 'Ho visto dare a bambini di 7/8 anni 250-3000 milligrammi di guaranà...'. Man mano che si evolve la categoria e si diventa professionista vengono forniti ormoni sempre più pericolosi. Il testimone spiega: 'Si va dagli ormoni della crescita a quelli che vengono dati agli animali, o a prodotti che vengono importati dall'Est Europa. Nel mondo amatoriale c'è di mezzo anche il mercato nero e la Camorra, perché non sono medicinali che compri in farmacia'. Lo sportivo si dichiara indignato dall'omertà del mondo ciclistico e dal modo in cui è stato trattato Ettore Torri, Procuratore del CONI, il quale, pochi giorni fa, ha proposto provocatoriamente di liberalizzare tutte le sostanze dopanti, dal momento che sono utilizzate da ogni singolo ciclista. Il testimone conclude affermando: 'Ogni domenica c'è il rischio che questa gente perda la vita'.
Fonte: striscialanotizia.it
Clicca QUI per vedere il video

giovedì 21 ottobre 2010

Doping: presi per il culo?

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Pubblico un interessante post di Manuel (a cui faccio i complimenti), un biker di Feltre (BL) che nel suo blog  "Ciclismo PST" ("gemellato" con Oltre l'Ostacolo) pubblica il suo pensiero - con cui concordo in pieno - su ciclismo e doping, alla luce della recente dichiarazione di Di Luca.

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Alla salute del ciclismo onesto, apriamo una bottiglia in allegria!!
L’HO FATTO PER I RAGAZZI DI OGGI” (Danilo Di Luca – Gazzetta dello Sport del 16 ottobre 2010). 

SIMPATICA COMICA FINALE, OPPURE CICLISTICA PRESA PER IL DERETANO? SALUTIAMO COMMOSSI L’ARRIVO DEL NUOVO SALVATORE PER I CICLISTI DEL FUTURO. 
Marta Bastianelli è stata proprio fessa. Eh si, la ragazza si è fatta due anni di squalifica, senza tante manfrine, per un prodotto dimagrante, quando facendo uso di doping ben più pesante e grave poteva cavarsela molto prima. Come accidenti lavorano nelle procure anti-doping? Quali sono le motivazioni per dare un pesante sconto di squalifica a Danilo, ascoltando poi il ciclista affermare alle telecamere RAI che lui non ha fatto nomi? Aiuti per l’inchiesta sul Giro-Bio riguardante la squadra Lucchini-Unidelta di Bruno Leali? Cosa sapeva Di Luca di tutta quella storia? Siamo alla presa in giro bella e buona. Altro che Contador, qui siamo al limite del mandare a quel paese le procure e non i ciclisti. Di Luca ha detto di non aver fatto nessun nome riguardo ad altri ciclisti. Ha tenuto a sottolinearlo, così almeno i colleghi non gli daranno della spia e l’onore è salvo. E l’omertà sorride, perché la sua pianta cresce ed ha fatto sbocciare un’altro dei suoi fiori puzzolenti. Ha ”collaborato” riguardo alle metodologie che vengono messe in atto per fare uso di sostanze dopanti. E per questo motivo ha meritato 9 mesi di sconto sulla squalifica; grazie tante. Imbrogli con il CERA (l’EPO di ultima generazione, e non una purga per perdere mezzo chilo), poi una volta scoperto mi gridi ai 444 venti che i controlli dell’UCI non sono affidabili, e bla-bla-bla-bla… La tua collaborazione me la devi dare senza il lecca-lecca in regalo perché non hai pianto dopo la punturina. Mi dici chi ti ha detto cosa comprare, chi ti ha aiutato a doparti, se ti sei arrangiato chi te lo ha insegnato o dove lo hai imparato. Stai zitto? Fai due anni (io ci metterei anche il divieto per un’anno, dopo il ritorno alle gare, di vestire la maglia della nazionale), oppure la scelta più dolorosa; alzarti alle sette di mattina e andartene a lavorare 5 fottuti giorni su sette (se non 6), come fanno in tanti che sono vero e concreto esempio per i giovani! Gianni Bugno (presidente dell’Associazione dei Corridori Professionisti) dice bene sul fatto che Torri ha sbagliato a tirare scariche di mitra su tutti i ciclisti. Ma il mitico Gianni – uno dei pochi idoli di chi scrive – dovrebbe dire ai ciclisti squalificati di non rompere le balle e collaborare come si deve senza chiedere nulla in cambio. Questo sarebbe il comportamento più rispettoso nei confronti dei colleghi del pedale onesti – che ce ne sono – e più ancora degli appassionati che sono stati presi in giro, quando si prendono il giorno di ferie con 3 o 4 mesi di anticipo, si alzano alle 6 di mattina, si fanno 2 ore di macchina per andarsene sul tornante del tale Passo, e lì aspettano 4 o 5 ore, per poi farsi altre 2 ore per tornare. Oppure vanno al Giro di Lombardia e si prendono tonnellate di pioggia quando potrebbero starsene al calduccio a casa loro. “L’ho fatto per i ragazzi di oggi.” Allora ricordiamo ai ragazzi di oggi che Di Luca arriva dalle inchieste per avere frequentato il dottor Carlo Santuccione, che nel suo ambulatorio aveva un vero e proprio crocevia del doping, ai Mondiali del 2007 viene mandato a casa per l’inchiesta “Oil for Drug” con 3 mesi di squalifica, poi la famosa “pipì degli angeli” nel dopo Zoncolan a quel Giro, quando le urine del ciclista erano stranamente perfette, visto che dopo uno sforzo del genere nelle urine ci sono delle fisiologiche dissonanze legate allo sforzo, che lì invece non avevano lasciato segno. 
La Madonna del Ghisallo è la protettrice dei ciclisti? Meglio protegga gli appassionati da questi ciclisti, che di legnate in quel posto ne abbiamo prese già troppe. 
OMERTA’;
1) solidale intesa che vincola i membri della malavita alla protezione vicendevole, tacendo o mascherando ogni indizio utile per l’individuazione del colpevole di un reato
2) intesa tacita o formale fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale.
(Nicola Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana)

mercoledì 6 ottobre 2010

Doping: «C'è sempre la scusa di una nonna o un filetto»

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Così fan tutti. «Non c'è giustizia quando su cento ciclisti ce ne sono novantanove che si dopano senza subire conseguenze». Ma proprio tutti. «Ultimamente, tra i corridori che ho interrogato, tutti hanno detto che tutti si dopano». A 78 anni (79 tra due settimane), dopo una carriera da magistrato e le ultime quattro stagioni a inseguire furbi in sella alla Procura antidoping del Coni, Ettore Torri può dire (quasi) ciò che vuole. Ma la provocazione riservata all'Associated Press, l'agenzia di stampa americana che ha battuto la concorrenza di tutti i quotidiani italiani raccogliendo le confidenze del più autorevole protagonista di questo gioco a guardia e ladri, fa rumore quando Torri dice che, se non fosse dannoso per la salute, per non creare ingiustizie tra gli atleti, una possibile soluzione sarebbe legalizzare il doping. «Più mi occupo di questa materia e più mi stupisco di quanto il fenomeno sia diffuso e radicato. E temo che non sarà mai debellato perché il doping si evolve in continuazione e in giro ci sono sostanze per le quali non esiste ancora un test. Il doping continuerà ad esistere fino a quando sarà economicamente vantaggioso». Torri parla da amante tradito: la passione per la bicicletta l'ha portato a correre, domenica scorsa, una gara a Latina per forensi, dove è arrivato ultimo ipotizzando con gli amici, per scherzo ma non troppo, che tutti gli altri fossero dopati. Torri ha titolo per parlare. È lui che si è occupato dei casi di Ivan Basso, Danilo Di Luca, Alessandro Petacchi e, ultimamente, Riccardo Riccò, fermato al Tour («Senza doping è semplicemente impossibile vincerlo» ha ammesso ieri Bernhard Kohl, terzo alla Grande Boucle 2008 e poi squalificato), fidanzato con Vania Rossi (positiva e poi prosciolta) e «cognato» di Enrico Rossi, arrestato il 21 settembre scorso. È lui che ha bandito per quattro anni Elisa Basso, sorella di Ivan e moglie di Mazzoleni, colpevole di traffico di sostanze illecite. «È il cosiddetto doping di famiglia - commenta Torri -, è incredibile». Se le 50 pillole trovate in casa di Riccò la settimana scorsa dovessero comprendere prodotti vietati, il corridore emiliano rischierebbe la squalifica a vita. «Vedremo quali spiegazioni fornirà: può sempre dimostrare che erano per la nonna. C'è sempre un parente, una nonna o chissà cos'altro». Un filetto, per esempio. L'uomo che ha fatto squalificare Valverde in tutto il mondo è amareggiato, ma non stupito, dal caso Contador. «Attribuire la positività alla bistecca non basta. Deve provarlo». Nove procure indagano sul ciclismo, contemporaneamente, oggi, in Italia: Bergamo, Mantova, Como, Padova, Trento, Perugia, Lucca, Roma e una Procura sarda. Ecco perché arrivare ultimo nella corsa ciclistica dei magistrati, alla fine, è un piccolo titolo d'onore. (Fonte: Corriere della Sera On Line/Sport)

lunedì 4 ottobre 2010

Fine del dominio spagnolo nel ciclismo?

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Una brutta storia che presenta ancora molti lati oscuri. Il primo e più importante è legato al lungo periodo di "latenza" della notizia. Contador, infatti, è risultato positivo il 21 luglio; la notizia gli è stata comunicata il 24 agosto in modo del tutto irrituale: una semplice telefonata da parte del medico della commissione antidoping dell’Uci. Il corridore ha deciso di fare subito le controanalisi che, poco tempo dopo, hanno confermato i primi test. A questo punto non si capisce bene perché non sia stata comunicata la notizia alla federazione spagnola che avrebbe dovuto prendere subito provvedimenti. E si sia atteso che la notizia trapelasse in modo anomalo (rimbalzando da una tv tedesca ad una radio spagnola per essere poi ufficializzata dal clan di Contador) oltre un mese dopo. Pesi e misure diverse a seconda del "peso" dell’atleta sulla scena del ciclismo-business? Oppure, come ipotizza l'Equipe, ritardi per verifiche e controlli aggiuntivi ispirati dall'ipotesi che lo spagnolo si sia sottoposto a trasfusioni ematiche (vietatissime) e si sia ritrovato positivo per essersi reiniettato una sacca di sangue prelevato distrattamente durante un periodo in cui si "curava" con il clenbuterolo? Il laboratorio di Colonia avrebbe trovato tracce di Ethylhexylphtalati, residui plastici simili a quelli che si trovano dopo una trasfusione e che provengono dalla sacca di plastica in cui è conservato il sangue. Si tratta di un metodo non ancora validato dalla Wada, dunque, non usabile come prova, ma comunque indicativo di una inconfutabile realtà: il ciclismo dei furbetti che continua a navigare nella melma e che non vuole cambiare. Disponibile, affabile, simpatico, oltre che abilissimo scalatore Contador è già stato sfiorato da mai chiarite vicende doping. Werner Franke, guru tedesco dell’antidoping, lo aveva definito "il più grande imbroglio della storia del ciclismo" sostenendo che la sigla A.C. che compare nel famigerato dossier dell’Operazion Puerto, appartenesse proprio a lui, che in avvio di carriera era stato uno dei pupilli di Manolo Saiz, il manager che – secondo le accuse - aveva organizzato su ampia scala il doping ematico per la sua Liberty Seguros. Accanto al caso-Contador ieri è emersa anche la positività alla Vuelta di Mosquera, lo spagnolo secondo dietro al nostro Nibali. Un diluente ematico la sostanza rinvenuta nel test, segnale di una sicuro tentativo di doping ematico se non viene dimostrata una particolare patologia poco probabile in un atleta che sta gareggiando in una corsa impegnativa come la corsa spagnola. Ma per il momento non è stato ancora sospeso. Infatti, mentre in Italia quel prodotto figura nella lista 5 ed è fra quelli vietatissimi per la legge 376/2000, dunque comporta per il Coni lo stop immediato, per la Wada figura fra le cosiddette sostanze specifiche, quelle che consentono, se rinvenute in modiche quantità di essere giustificate con un uso involontario. E questo un vero buco nero dell'attuale regolamento antidoping mondiale. Perchè il rinvenimento di una quantità minima di sostanza dopante non vuol dire che non ci sia stato doping vero e proprio e di alto livello. Tutto dipende dal momento di assunzione del prodotto e dal momento in cui le analisi vengono fatte. La sostanza infatti si degrada nel tempo e la minima quantità rinvenuta a giorni dall'assunzione non è certo prova di assunzione involontaria e senza intenzione di voler modificare la prestazione sportiva. Positivo anche il compagno di squadra di Mosquera nella Xacobeo, Garcia. Altre voci riguardano anche un terzo corridore, sempre della stessa formazione. Una autentica Caporetto del ciclismo iberico. Il dominio degli spagnoli in varie discipline comincia a trovare spiegazioni logiche?  (estratto da Ciclonet.it)

sabato 2 ottobre 2010

Doping: 4 anni di inibizione a Elisa Basso

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Quattro anni di inibizione (fino al 30 settembre 2014) per Elisa Basso, sorella del ciclista Ivan Basso. Li ha inflitti il Tribunale nazionale antidoping del Coni. L'inibizione è a tesserarsi e/o a rivestire in futuro cariche o incarichi in seno al Coni e alle federazioni sportive nazionali, ovvero a frequentare in Italia gli impianti sportivi, gli spazi destinati agli atleti e al personale addetto ovvero a prendere parte alle manifestazioni od eventi sportivi che si tengono sul territorio nazionale o sono organizzati dai predetti Enti sportivi. Lo scorso giugno, davanti al Tribunale di Bergamo, la Basso ha patteggiato la condanna ad un anno a conclusione di un processo per traffico di sostanze dopanti che ha coinvolto anche il ciclista Luca Paolini e l'ex corridore bergamasco Eddy Mazzoleni (marito di Elisa Basso). (Fonte: Web)

Ultima ora: anche la MTBiker Fullana positiva all'anti-doping!

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Una settimana terribile per il ciclismo italiano e internazionale, con le positività di Contador e Mosquera, le ennesime voci su Riccò, l'inibizione di Elisa Basso. Tra pastiglie, fiale, siringhe, trasfusioni ed ora anche bistecche (ci manca solo più il doping da profitterol) la credibilità delle due ruote è ormai ridotta al minimo, anche se per questa ultima "tornata" di casi la MTB sembrava restarne fuori.  Sembrava, perchè invece la notizia bomba è arrivata nella serata di ieri, per pura combinazione sempre dalla Spagna. Anche Marga Fullana, tre volte campionessa del mondo, è risultata positiva all'antidoping. A dare la notizia tramite le pagine del suo sito web è stata la stessa Fullana, che ha ammesso di essere risultata positiva durante un controllo effettuato in Canada prima degli ultimi mondiali. (La conferma della positività dovrebbe arrivare nelle prossime ore dall'UCI).  Le reazioni in questi casi sono due, da copione: dichiararsi innocente o ammettere di avere fatto una grossa stupidagine, in questo caso la più grossa stupidagine della sua vita. Per ammissione della stessa Fullana la sostanza proibita è stata assunta in una quantità piccolissima, che non ha assolutamente alterato le sue prestazioni.  Le domande allora nascono spontanee: ma allora perchè l'hai fatto se non serve a niente? E pensarci prima? Ormai i casi di questo tipo capitano tutti i giorni (purtroppo) e atleti del calibro della Fullana, se non più importanti ancora, estremamente coscienti di quanto stanno facendo, non possono anche prenderci in giro, raccontandoci la solita "favola" e cercare di farci commuovere con una lacrima. Sono ben altre le cose per cui commuoversi e piangere nella vita.  Questi "delinquenti", che oltre che a loro stessi fanno del male a tutto il movimento a due ruote, devono pagare pesantemente e non avere più la possibilità di risalire in sella. Se con i primi casi si poteva pensare di recuperare chi aveva sbagliato, ora non siamo più nelle condizioni di farlo. La pazienza è finita, per chi si dopa e per chi oltre a doparci ci prende anche per fessi.
(Fonte: solobike.it in data 2/10/2010)
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Commento:
QUI la dichiarazione (traduzione in italiano con Google Translate) della Fullana sul  proprio sito in cui chiede scusa. Ma vai a... stendere! Se non altro ha più palle di Contador che adesso tira fuori il filetto di carne portatogli al Tour da un suo amico....ma vai a cagare...!!!

mercoledì 11 agosto 2010

Doping: un preparatore atletico per BDC e MTB racconta...

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Si firma con tanto di nome, cognome e professione. E' un esperto, un addetto ai lavori e sa quello che dice. Ha la forza di metterci la faccia. E quello che dice è estremamente grave e preoccupante: in un paese dove si muore spesso per le insufficienze economiche della sanità, c'è chi, per ovviare alle disastrose conseguenze delle pratiche dopanti più diffuse, specie a livello amatoriale, impegna denaro e risorse pubbliche su cifre stratosferiche: 20.000 euro (cifra calcolata per difetto) per un singolo caso di atleta, amatore alle prese con gravi problemi di cuore causati probabilmente dal doping fatto negli anni. E, oltre all'ovvio danno personale e alle sofferenze relative, la beffa: i dopati li paghiamo noi. Li paga la comunità quando, finita l'euforia dell'assurda caccia alla prestazione in settori dove al massimo si vince una coppa o una spalla di prosciutto, restano i segni indelebili delle praticacce fatte. Cuori deformati come palloni, fegati trabordanti, problemi neurologici di ogni tipo, per non parlare dei tumori che si sviluppano negli anni. Non è terrorismo psicologico: è pura realtà, registrata in uno dei tanti Pronto Soccorso della penisola da medici attenti e scrupolosi; l'esatto contrario dei loro colleghi che con leggerezza e complicità prescrivono ricette facili. Ecco la testimonianza di Saverio Ottolini, Diplomato I. S. E. F., Preparatore atletico per Ciclismo, Mountainbike, Atletica, Triathlon, Direttore Sportivo Federciclismo; Maestro Mountainbike F. C. I.,Istruttore Federale Atletica F. ID. A. L. Una testimonianza che vi proponiamo così come ci è giunta: 

"Grazie al mio lavoro, ho la fortuna di collaborare con molti medici sportivi, che, contrariamente a molti loro colleghi, mettono a disposizione il loro sapere e la loro professionalità al servizio e tutela della salute degli atleti. Uno di questi medici si occupa anche di un Centro di Pronto Soccorso (DEA) dove ovviamente arrivano spesso casi "particolari". E' ormai consueto constatare che tra i ricoverati d'urgenza, ci sono spesso molti sportivi o ex sportivi! E non parliamo di ricoveri per traumi, o patologie direttamente legate alla pratica sportiva, parliamo di ricoveri per urgenze che nulla hanno a vedere con lo SPORT! A questo punto una domanda sorge spontanea: ma lo sport non è SALUTE, ma chi fa sport non dovrebbe essere una persona sana, anzi molto "in forma"? In teoria SI, ma in pratica purtroppo NO: è evidente come siano ormai numerosi i casi di sportivi ricoverati d'urgenza per patologie cardio-respiratorie, per problemi gastro intestinali, per non parlare poi di veri e propri "infarti" o comunque disturbi molto gravi a livello endocrino! Se, come in tutte le analisi sulle patologie, prendiamo di riferimento la CASISTICA CLINICA, sembra impossibile osservare come, in un campione così ridotto (la popolazione sportiva), che oltretutto presenta una predisposizione praticamente nulla a tali "malesseri", possano essere verificati così tanti casi di affezione!!  E' a questo punto ovvia una DIRETTA RELAZIONE tra la pratica di terapie ASSOLUTAMENTE VIETATE e l'assunzione di numerosissimi farmaci, che nulla hanno a che vedere con lo SPORT!!! In alcune zone d'Italia, è così diffuso l'uso di alcune sostanze, che quasi se ne parla liberamente, quasi fossero normali integratori. C'è un mercato illegale che ormai non può essere più definito "sotterraneo", ma che TUTTI I GIORNI e ALLA LUCE DEL GIORNO spaccia e fornisce sostanze a migliaia di sportivi. Solo per farvi capire come da una piaga sportiva, possiamo far riferimento ad un vero e proprio MALE SOCIALE, voglio citarvi questo fatto realmente accaduto pochi giorni fa. Proprio presso il Pronto Soccorso di cui parlavamo prima, si presenta un ragazzo molto muscoloso con un ascesso alla muscolatura del gluteo. Ovviamente i medici pensano subito ad un iniezione intramuscolare mal fatta, ma per dovere di indagine, preferiscono far effettuare al ragazzo un ecocardiogramma (visto il rischio di endocardite che può provocare un ascesso) e altri controlli correlati. Dall'ECO viene rilevato un cuore di dimensioni quasi DOPPIE rispetto alla norma (cardiomiopatia ipertrofica), ma non solo!!! L'ECO poi passa all'addome, dove il fegato, risulta ingrossato tanto da arrivare fino all'ombelico, mentre la milza scende addirittura sotto le costole. Ma cosa è successo? O questo "sportivo" è stato rapito da alieni e sottoposto a cure di raggi laser e onde d'urto a base di steroidi, oppure, come ovviamente è stato, l'assunzione massiccia e prolungata di GH o sostanze simili, ha causato lo SPETTACOLARE quadro clinico appena descritto. Conclusione: ricovero d'urgenza in cardiologia per 20 giorni, migliaia di accertamenti e cure. A parte il danno fisico (ovviamente oltre al rischio gravissimo ed immediato, la persona in questione riporterà per tutta la vita evidenti problemi e limitazioni), ma pensate a quanto tutto questo è costato in termini economici alla comunità!!! Mi è stato riferito che, mal contati, ci vorranno almeno 20 mila euro per tutte le analisi fatte, per i giorni di ospedale e per le particolarissime cure che la persona dovrà ricevere; a questi dobbiamo poi aggiungere tutti i farmaci che, chissà per quanto, e ovviamente passati dalla mutua, questo soggetto dovrà continuare ad assumere per un controllo e mantenimento della pressione, colesterolo, glicemia ecc. ecc. Provate a pensare in tutto il paese quante "persone" ci sono che combinano cose simili, e provate a fare un calcolo anche indicativo di quanto tutto questo costa alle tasche pubbliche. Quanti sono i casi di Tumori, di anomalie gravi, che compaiono anche dopo molti anni, causate da un uso scorretto e illecito di sostanze dopanti? Mancano soldi per le strutture, per la ricerca, a volte proprio per le cure e analisi dirette di molte persone, senza contare che se prendiamo in considerazione la situazione MONDIALE della sanità, esistono paesi dove nemmeno ci sono soldi per i farmaci più comuni. E con tutto questo noi dobbiamo spendere cifre allucinanti per curare una persona che ha commesso una GRAVE FRODE SPORTIVA, ha acquistato illecitamente sostanze vietate, ha fatto del male a se stesso..... per non parlare poi di tutto quello che potremmo scrivere e aggiungere sull'etica e sulla morale della cosa!!! Sono molto arrabbiato, deluso e molto altro ancora, per tutto quello che ogni giorno accade, per tutto ciò a cui nessuno sta facendo attenzione. Vorrei scrivere altre migliaia di righe, ma penso che ognuno di voi saprà e potrà ragionare e cogliere le dovute considerazioni e conclusioni".
(Fonte: La Repubblica)

PS: che devo aggiungere? Ah sì...Paulissen...

martedì 24 novembre 2009

Doping: nel mirino i Granfondisti

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Ove si cercasse prova della diffusione di certe pratiche dopanti fino alla base del movimento sportivo e perfino (un assurdo...) fra gli amatori delle gran fondo, ecco l'ultima raffica di deferimenti della Procura antidoping del Coni. Nove gli atleti rimandati a giudizio, e, come spesso accade, fra questi tanti ciclisti e per positività a sostanze "pesanti" come anabolizzanti, epo e corticosteroidi. Nonchè "personaggi" anche noti del mondo delle gran fondo come Emanuele Negrini, già vincitore della Maratona dles Dolomites 2008 (precedendo nell'occasione affermati ex professionisti come Jamie Burrow, vincitore dell'edizione 2009).  Negrini tesserato Udace (società team Salieri) è risultato positivo a betametasone  e triamcinolone (corticosteroidi) al termine della "Gran Fondo Sportful" del 21 giugno a Feltre: dunque dalla Procura Coni ecco la richiesta "di inibizione a tesserarsi e/o a rivestire in futuro cariche o incarichi in seno al Coni, alle Fsn o Dsa, ovvero a frequentare in Italia gli impianti sportivi, gli spazi destinati agli atleti ed al personale addetto ovvero a prendere parte alle manifestazioni od eventi sportivi che si tengono sul territorio nazionale o sono organizzati dai predetti enti sportivi per 6 mesi". Proposta di due anni di stop anche per Sebastiano Signorino (tesserato CIP, Società Integra ASD Ciclistica), nel cui campione sono state trovate tracce di 19-norandrosterone, gonadotropina corionica e testosterone di natura non endogena in occasione del controllo antidoping effettuato dopo la gara dei campionati italiani assoluti di ciclismo del 28 luglio a Pordenone. Due anni di squalifica sono stati chiesti anche per Andrea Paluan (tesserato Fci, società Velo Club Fiumana), positivo a mesterolone (steroide anabolizzante di sintesi) e gonadotropina corionica al termine del "12^ Giro delle Valli Monregalesi" a Mondovì lo scorso 31 maggio. Due anni la richiesta anche per Gianandrea Marioli (tesserato FCI, società Vega Prefabbricati), positivo all'eritropoietina (epo) al termine della quarta tappa del "Bio Giro Ciclistico", a Pozzoleone, il 15 giugno. Ma nel "plotone" dei ciclisti, sempre numeroso, c'è anche un minore C.V. tesserato per la Fcisocietà ASD Rinascita Ormelle, che è risultato positivo al formoterolo (un antiasma con azione simile al salbutamolo) alla fine della gara valida per il campionato italiano assoluto su pista del 30 luglio scorso a Pordenone. Tre mesi di squalifica sono stati chiesti sia per Daniele Malta (tesserato per la FIH, HC Roma) perchè positivo al metabolita di tetraidrocannabinolo (thc, ovvero la classica "canna") al termine dell'incontro di serie A1 contro il Cus Catania del 3 ottobre scorso, sia per Mauro Fiorgentili (tesserato per la FMI - Società Moto Club Settempedano), anche lui risultato positivo al metabolita di thc al termine della gara valida per il campionato italiano di motocross di Cardano al Campo il 5 settembre. Due anni di squalifica è invece la sanzione richiesta per Claudio Liverziani (tesserato Fibs, Fortitudo BC), azzurro del baseball, positivo ad amfetamina al termine dell'incontro con Parma il 25 luglio scorso. Deferito anche Vincenzo Colaluca (tesserato FIT, società Circolo Tennis Bari), positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, al termine del "2^ Torneo Open Miccolis" che si è svolto a Monopoli lo scorso 4 luglio.
Inoltre:

- squalifica a vita per il ciclista Christian Pfannberger. L'austriaco è stato interdetto per sempre dalle competizioni dopo essere stato trovato positivo ancora una volta a un controllo antidoping: 30 anni, campione d'Austria nel 2007 e nel 2008, Pfannberger è risultato positivo all'Epo nel marzo scorso, mentre preparava il Giro d'Italia con il team russo Katusha. Il corridore era già stato sospeso due anni per un'altra vicenda di doping, quando nel 2004 i controlli avevano evidenziato l'assunzione di testosterone. Dopo il test di marzo e la positività all'eritropietina, Pfannberger era stato fermato in via cautelare dalla sua squadra e non aveva preso parte al Giro.

 - 20 anni. Quel che si dice una punizione esemplare. E non poteva essere diversamente visti i capi di accusa: spaccio, somministrazione e consumo di sostanze dopanti. Gianni Da Ros, 23 anni, da Pordenone si prende il massimo per ciascuna infrazione del regolamento antidoping (9 anni per lo spaccio, 9 per la somministrazione e due per il consumo) ed entra di colpo nel novero degli atleti maggiormente sanzionati della storia del ciclismo nostrano. Radiazioni a vita non sono mancate nel corso della vicenda legata agli amatori di “Oli for drug”, la mega inchiesta dei Nas del 2004, ma venti anni secchi sono una pena davvero rara, anche se da qualche tempo in qua il segnale che arriva dai dirigenti del ciclismo mondiale e nazionale è "tolleranza zero". Il Tribunale Nazionale Antidoping del Coni ha probabilmente voluto sottolineare la gravità del comportamento di un atleta giovane, appena approdato al mondo dei pro (con la Liquigas che lo ha immediatamente licenziato nelle more della vicenda) e già coinvolto in squallide vicende di doping. Da Ros, studente di chimica, ex promessa del ciclismo nostrano e della nazionale (campione italiano in pista nell’inseguimento a squadre) aveva subito pure l’onta dell’arresto, lo scorso 11 marzo da parte dei Carabinieri del Nas di Milano nell'ambito di un'operazione su un traffico di sostanze dopanti e anabolizzanti, che portò in carcere altre undici persone tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Era finito a San Vittore, dopo essere stato fermato mentre si trovava in ritiro con la nazionale. Dopo due giorni di carcere era stato messo agli arresti domiciliari. Il 24 marzo era tornato libero in seguito alla revoca della custodia cautelare. Dopo due giorni di carcere era stato messo agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa Da Ros si dopava e avrebbe anche fornito farmaci a due ciclisti dilettanti. Una vicenda squallida che fa affiorare una sola domanda: che sport è uno sport in cui un giovane promettente di 23 anni entra così drammaticamente e disinvoltamente nel mondo dell'illecito e dell'imbroglio da lasciar intendere abitudini già inveterate? Si cercano risposte dai massimi dirigenti
(Fonte: Sportpro)

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E vai!!!

...con la speranza di non vederli più su una bici...

mercoledì 7 ottobre 2009

Doping: ma lo fanno solo i bikers italiani?

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Le ultime news sul doping mi fanno sempre più pensare a figli e figliastri.
Gli ultimi 2 accusati di doping sono Bosisio e De Bonis:

- De Bonis positivo all'Epo
Milano, 7 ottobre - Ennesimo caso di doping nel mondo del ciclismo. Ancora un italiano coinvolto, ancora Epo Cera. Si tratta di Francesco De Bonis questa volta, corridore della Diquigiovanni-Androni. Il controllo risale allo scorso 7 maggio, data d'inizio della corsa rosa (tappa di Venezia). De Bonis, che poi ha concluso la corsa in 84.ma posizione, a 2 ore e 41 minuti dal vincitore Menchov, sarebbe risultato positivo all'Epo di ultima generazione, il Cera, che già aveva inchiodato nel recente passato nomi illustri; su tutti Danilo Di Luca.

De Bonis, nato all'isola di Liri il 14-04-1982, ha ottenuto il suo risultato più importante in carriera a livello professionistico, aggiudicandosi la quarta tappa del Giro di Romandia, nel 2008.

(Fonte Datasport)

- Bosisio trovato positivo all'Epo
Milano, 6 ottobre - Ancora una brutta pagina di doping per il ciclismo italiano. Gabriele Bosisio è stato trovato positivo ad un controllo antidoping (a sorpresa e fuori dalle competizioni) effettuato lo scorso 2 settembre. Le analisi effettuate dal laboratorio Wada di Losanna hanno rilevato tracce di Epo in un campione di urine prelevate all'atleta della Lpr Farnese, la stessa squadra di Danilo Di Luca (prima della squalifica).

Il corridore è stato sospeso temporaneamente, in attesa delle controanalisi e dell'eventuale squalifica. Bosisio è professionista dal 2004 ed ha vissuto il suo miglior momento della carriera nella passata stagione. Ha vinto la settima tappa del Giro 2008 ed è riuscito a vestire la maglia rosa per una giornata sempre in quella edizione. E' stato titolare nella nazionale di Ballerini ai Mondiali 2008 di Varese.
(Fonte Datasport)


Certo che devono sportivamente pagare se hanno sbagliato ma a quanto pare il trattamento non sarebbe uguale per tutti, difatti basta leggere l' articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport (clicca qui per leggerlo) per farsi un idea della fogna in cui si trova l'attuale mondo del ciclismo.
Ho sempre pensato che Armstrong con la storia del tumore ci avesse "marciato" ai controlli anti-doping così come credo che Contador non me la conti giusta (idem Valverde...). Se poi devo fare una altro nome ci metto Cancellara alla cronometro dei mondiali...(allucinante la sua prova, l'avete visto come superava i "signori" cronoman partiti prima di lui?)
Poi girovagando nella rete (oggi non sono di lavaggio piatti post-cena!) trovo questa foto di Rasmussen (già campione del mondo MTB nel 1999, residente a Monaco ma domiciliato in provincia di Verona, a Lazise per essere precisi, dove è proprietario di un negozio di bici) che nel periodo 4-10 ottobre partecipa in Messico alla Vuelta a Chihuahua 2009. Guardatelo sul podio (è arrivato 1° (!!!) al prologo insieme a Michael Kreder (Under 23 leader, Rabobank), Oscar Sevilla (3° Rock Racing) e Daniel Moreno (2°, Caisse d'Epargne). A parte la magrezza allucinante (oddio è sempre stato "secco")
fino in Messico (corre per una squadra di quel Paese, la Tecos Trek) è dovuto andare per poter correre in bici?
PS se avete letto l'articolo della Gazzetta dello Sport credo vi siate fatti anche voi un opinione poco esaltante non solo dei dopati, del doping e dell'indotto che gira intorno ma anche...delle Agenzie deputate al controllo anti-doping...
Meditate gente...meditate...