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martedì 24 novembre 2009

Doping: nel mirino i Granfondisti

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Ove si cercasse prova della diffusione di certe pratiche dopanti fino alla base del movimento sportivo e perfino (un assurdo...) fra gli amatori delle gran fondo, ecco l'ultima raffica di deferimenti della Procura antidoping del Coni. Nove gli atleti rimandati a giudizio, e, come spesso accade, fra questi tanti ciclisti e per positività a sostanze "pesanti" come anabolizzanti, epo e corticosteroidi. Nonchè "personaggi" anche noti del mondo delle gran fondo come Emanuele Negrini, già vincitore della Maratona dles Dolomites 2008 (precedendo nell'occasione affermati ex professionisti come Jamie Burrow, vincitore dell'edizione 2009).  Negrini tesserato Udace (società team Salieri) è risultato positivo a betametasone  e triamcinolone (corticosteroidi) al termine della "Gran Fondo Sportful" del 21 giugno a Feltre: dunque dalla Procura Coni ecco la richiesta "di inibizione a tesserarsi e/o a rivestire in futuro cariche o incarichi in seno al Coni, alle Fsn o Dsa, ovvero a frequentare in Italia gli impianti sportivi, gli spazi destinati agli atleti ed al personale addetto ovvero a prendere parte alle manifestazioni od eventi sportivi che si tengono sul territorio nazionale o sono organizzati dai predetti enti sportivi per 6 mesi". Proposta di due anni di stop anche per Sebastiano Signorino (tesserato CIP, Società Integra ASD Ciclistica), nel cui campione sono state trovate tracce di 19-norandrosterone, gonadotropina corionica e testosterone di natura non endogena in occasione del controllo antidoping effettuato dopo la gara dei campionati italiani assoluti di ciclismo del 28 luglio a Pordenone. Due anni di squalifica sono stati chiesti anche per Andrea Paluan (tesserato Fci, società Velo Club Fiumana), positivo a mesterolone (steroide anabolizzante di sintesi) e gonadotropina corionica al termine del "12^ Giro delle Valli Monregalesi" a Mondovì lo scorso 31 maggio. Due anni la richiesta anche per Gianandrea Marioli (tesserato FCI, società Vega Prefabbricati), positivo all'eritropoietina (epo) al termine della quarta tappa del "Bio Giro Ciclistico", a Pozzoleone, il 15 giugno. Ma nel "plotone" dei ciclisti, sempre numeroso, c'è anche un minore C.V. tesserato per la Fcisocietà ASD Rinascita Ormelle, che è risultato positivo al formoterolo (un antiasma con azione simile al salbutamolo) alla fine della gara valida per il campionato italiano assoluto su pista del 30 luglio scorso a Pordenone. Tre mesi di squalifica sono stati chiesti sia per Daniele Malta (tesserato per la FIH, HC Roma) perchè positivo al metabolita di tetraidrocannabinolo (thc, ovvero la classica "canna") al termine dell'incontro di serie A1 contro il Cus Catania del 3 ottobre scorso, sia per Mauro Fiorgentili (tesserato per la FMI - Società Moto Club Settempedano), anche lui risultato positivo al metabolita di thc al termine della gara valida per il campionato italiano di motocross di Cardano al Campo il 5 settembre. Due anni di squalifica è invece la sanzione richiesta per Claudio Liverziani (tesserato Fibs, Fortitudo BC), azzurro del baseball, positivo ad amfetamina al termine dell'incontro con Parma il 25 luglio scorso. Deferito anche Vincenzo Colaluca (tesserato FIT, società Circolo Tennis Bari), positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, al termine del "2^ Torneo Open Miccolis" che si è svolto a Monopoli lo scorso 4 luglio.
Inoltre:

- squalifica a vita per il ciclista Christian Pfannberger. L'austriaco è stato interdetto per sempre dalle competizioni dopo essere stato trovato positivo ancora una volta a un controllo antidoping: 30 anni, campione d'Austria nel 2007 e nel 2008, Pfannberger è risultato positivo all'Epo nel marzo scorso, mentre preparava il Giro d'Italia con il team russo Katusha. Il corridore era già stato sospeso due anni per un'altra vicenda di doping, quando nel 2004 i controlli avevano evidenziato l'assunzione di testosterone. Dopo il test di marzo e la positività all'eritropietina, Pfannberger era stato fermato in via cautelare dalla sua squadra e non aveva preso parte al Giro.

 - 20 anni. Quel che si dice una punizione esemplare. E non poteva essere diversamente visti i capi di accusa: spaccio, somministrazione e consumo di sostanze dopanti. Gianni Da Ros, 23 anni, da Pordenone si prende il massimo per ciascuna infrazione del regolamento antidoping (9 anni per lo spaccio, 9 per la somministrazione e due per il consumo) ed entra di colpo nel novero degli atleti maggiormente sanzionati della storia del ciclismo nostrano. Radiazioni a vita non sono mancate nel corso della vicenda legata agli amatori di “Oli for drug”, la mega inchiesta dei Nas del 2004, ma venti anni secchi sono una pena davvero rara, anche se da qualche tempo in qua il segnale che arriva dai dirigenti del ciclismo mondiale e nazionale è "tolleranza zero". Il Tribunale Nazionale Antidoping del Coni ha probabilmente voluto sottolineare la gravità del comportamento di un atleta giovane, appena approdato al mondo dei pro (con la Liquigas che lo ha immediatamente licenziato nelle more della vicenda) e già coinvolto in squallide vicende di doping. Da Ros, studente di chimica, ex promessa del ciclismo nostrano e della nazionale (campione italiano in pista nell’inseguimento a squadre) aveva subito pure l’onta dell’arresto, lo scorso 11 marzo da parte dei Carabinieri del Nas di Milano nell'ambito di un'operazione su un traffico di sostanze dopanti e anabolizzanti, che portò in carcere altre undici persone tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Era finito a San Vittore, dopo essere stato fermato mentre si trovava in ritiro con la nazionale. Dopo due giorni di carcere era stato messo agli arresti domiciliari. Il 24 marzo era tornato libero in seguito alla revoca della custodia cautelare. Dopo due giorni di carcere era stato messo agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa Da Ros si dopava e avrebbe anche fornito farmaci a due ciclisti dilettanti. Una vicenda squallida che fa affiorare una sola domanda: che sport è uno sport in cui un giovane promettente di 23 anni entra così drammaticamente e disinvoltamente nel mondo dell'illecito e dell'imbroglio da lasciar intendere abitudini già inveterate? Si cercano risposte dai massimi dirigenti
(Fonte: Sportpro)

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E vai!!!

...con la speranza di non vederli più su una bici...

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