E' sempre molto difficile raccontare una gara come questa perchè le parole, lo stile
narrativo, il pathos che si può cercare di trasmettere sono sempre poca cosa rispetto al
vissuto individuale. Cercherò in ogni caso di farlo nel migliore dei modi. Due righe
sulla parte pregara. Arrivo a Selva di Val Gardena, ritiro pacco gara e
pettorale e sistemazione in albergo. Bagno di sole nel pomeriggio con DS e quindi cena. A
nanna alle 10. Alle 0530 sveglia, tutto il materiale è preparato dal giorno prima, mi
affaccio alla finestra e il tempo è da lupi. Cielo scuro e a tratti nero, temperatura
bassa e pensare di partire è veramente da aspiranti eroi perchè se pensi a quello che ti
aspetta in termini di difficoltà e ci aggiungi anche la pioggia allora si supera il
limite stesso dell'eroismo e si entra nella pazzia. Ma io non sono venuto qui per farmi
rimandare indietro dalla pioggia, dal vento e dal freddo, io sono qui per arrivare alla
fine della SRH 2012 costi quel che costi. La maglia della SRH è sul tavolo, ancora nella
busta orginale e con l'etichetta attaccata. Ho deciso ieri che se non la finisco non la
indosso e la metto in vendita su Ebay. Sono fatto così, che ci volete fare. Faccio
colazione e quindi vado a prendere la mtb e mi dirigo verso la partenza. Sono in
configurazione estrema da gara lunga, fredda, massacrante e sotto la pioggia. Eccomi
montare parafanghi anteriori e posteriori, manicotti e gambali, copricalza in goretex. Zainetto tecnico al seguito con cambio di calze e una maglia tecnica a maniche lunghe + berretto tecnico + gel e barrette varie. Kit di assistenza meccanica, con tutto quello che potrebbe servire, sotto il sellino. Il
tempo di raggiungere la griglia e comincia a piovere. Poco male, mentre gli
altri "sportivi" cominciano ad inzupparsi e a tremare dal freddo, indosso antipioggia
tecnico con cappuccio (che vado a mettere sotto il casco) e indosso i copriguanti
impermiabili. Copro lo zainetto con la sacca incorporata antipioggia e attendo lo start
della 1^ griglia. La pioggia aumenta d'intensità e diventa battente, attorno a me, bikers
in completo estivo con smanicato, bagnati fradici e tremanti. Mi domando cosa possa
significare il ciclismo per queste persone e mi rendo conto ancora una volta che il
concetto di ciclismo eroico è solo sulla carta per alcuni e che quando si tratta di
affrontare la realtà allora tutto cambia.

Finalmente viene dato il via, parto tranquillo
senza scatti come buona parte dei bikers. Quando si tratta di prendere lo sterrato allora
si comincia a soffrire.
Le ruote scelte per l'occasione (2.25 gonfiate a 1.8) artigliano
il terreno, reso ancor più difficile dalla pioggia, mentre quà e là gomme troppo gonfie
non fanno presa.
Si sale, si sale, con alcuni brevi tratti fatti a piedi.
Arrivo al gpm del Dantepieces (2298 mt) in 1h09 con le gambe che girano bene, non ho bisogno del ristoro ma al volo
mangio mezza barretta delle mie e parto in discesa.

Mi attende il tratto che porta a
Corvara. La strada è bagnata ed infida e molti bikers scendono timorosi. Alla prima curva
mi rendo conto che le 2.25 hanno un grip incredibile ed aumento la velocità superando
moltissimi bikers, sono contentissimo, se sul tecnico le sensazioni sono confermate
sarebbe fantastico. E così sarà, una volta arrivato sul tratto tecnico e sul prato, ecco
il delirio, mai vista tanta gente cadere in una gara. A me basta tenere la posizione in
sella, lasciare andare la mtb e dargli la direzione, le 2.25 fanno il resto. Tranne i
tratti dove c'erano tappi causati da bikers che magari in salita fanno i brillanti e poi
in discesa si piantano, tutti i tratti tecnici li faccio in sella, cosa che mi motiva
oltremodo. Man mano che si prosegue in discesa recupero posizioni poi sul piano mi do una
calmata perchè in ogni caso le discese tecniche stancano quindi recupero e mi preparo per
la 2^ salita ossia quella che porta al gpm di Campolongo (1875 mt) dove arrivo dopo 3h16' dalla partenza. Sto bene di gambe ma
vado come mio solito al risparmio, è più forte di me. Sono abbastanza euforico per la
tenuta delle coperture in discesa vero terrore di moltissimi bikers attorno a me, mentre
io attendo le discese per recuperare ma non sò se trattasi di bikers sul lungo o sul
corto (per modo di dire) ma a me da morale. Continuo a bere ed ogni ora ad alimentarmi.
Alla fine della 2^ discesa il tempo migliora e mi tolgo l'antipioggia ed indosso lo
smanicato. Grazie alla scelta dei copriguanti e delle calze in goretex mani e piedi
stanno benissimo quindi non devo far altro che pedalare. Così come temevo la 3^ salita
sarà la più dura, con la salita dell'Ornella che rimarrà indelebile nei ricordi di tutti
i bikers.

Praticamente una salita intera quella dell'Ornella che peggiorava man mano che
i mt passavano. In certi tratti la pendenza era così accentuata che facevi fatica a
spingere la bici, oltre al fatto che trattavasi di terreno pietroso smosso. Credo che
molti abbiano ceduto psicologicamente in quel tratto infame. Ho perso tanto, troppo tempo su quel tratto. Quando ho passato il 3° gpm sul Sourasass (2351 mt) mi sono detto che era quasi fatta ma non del tutto. Man mano che passava il tempo i gruppi diradavano ma a me bastava vedere
il tempo a disposizione in quanto facevo gara su me stesso e non sugli altri. Arrivato
sul Sourasass mi preparo per la discesa quando mi trovo su un un mangia e bevi su single track con passaggi stretti e talvolta tecnici e su guadi e arrivo sulla statale che mi porta al
Pordoi (2239 mt) moderatamente stressato a causa dell'attenzione nell'effettuare i passaggi a buona velocità. Penso a recuperare, bevo, mangio e quindi affronto la
breve asfaltata in modalità recupero. Supero il Passo del Pordoi a 6h38' dalla partenza
con stradisti che ci osservano con uno sguardo tra l'invidia e il disprezzo. Noi sporchi
e stravolti e loro fermi sul Passo con le bdc belle linde. La discesa sterrata che dal Pordoi
porta a Canazei è veloce e con diversi tratti tecnici ma li affronto con totale fiducia delle
2.25 ed in un paio di occasioni mi rendo conto che con altre coperture (e magari più
gonfie) sarei sicuramente volato più di una volta. A Canazei arriviamo che siamo tantissimi. Mi fermo 10'
a riposarmi e bere qualcosa ma il ristoro è veramente striminzito. Chiedo dov'è il
tappeto del chip e mi dicono che non lo sanno, a loro hanno solo detto di sbaraccare alle 1550 e di chiudere l'accesso agli
altri bikers in arrivo. A me poco importa e riparto ma comincio a sentire strani rumori, il fango e l'acqua hanno messo a dura prova la mtb. Incrocio le dita e faccio finta di niente ma decido di cambiare rapporti il meno possibile per non stressare la catena ed il deragliatore. Mi rimane l'ultima salita ma prima
c'è tempo di recuperare facendo una serie di saliscendi e poi un rettilieno su sterrato di 4 km che a questo punto è una manna dal cielo. Controllo i tempi sul gps e vedo che non dovrei
avere problemi quindi pedalo agile, mi fermo, mangio, bevo e poi riparto. Una volta
terminato il tratto in falsopiano si comincia a salire ma man mano che si sale la
pendenza diventa notevole e il terreno molto smosso. Si scende dalla mtb e si spinge. Si
risale quando diminuisce leggermente e poi si scende. Un'agonia. C'è gente che cede, di
testa sopratutto. A me la cosa non tocca, io proseguo senza che le difficoltà possano
impensierirmi a piedi o in mtb che sia. Quando vedo in lontanza il gpm sento l'euforia pervadermi ma cerco di
controllarmi perchè mancano ancora 18 km all'arrivo e alcuni strappi cattivi. Poco male,
arrivo al gpm del Duron (2280 mt) a 9h14' dalla partenza. Supero il tappeto del chip e mi dico che ora devo
bruciare tutto quello che ho conservato.
Metto la padella e parto a cannone rallentando
solo per i due strappi bastardi ma oramai il più è fatto.
Dal Duron in poi recupero 6 posizioni.
Oramai sono lanciato e arrivo al traguardo dopo 10h 28' dalla partenza con
ancora energie in corpo, come al solito, me ne sono tenute troppe da parte ma a me piace
così.
Un'occhiata ai tempi mi dice che su 1019 partiti sul percorso
lungo gli arrivati sono 917. Al Danterpieces ero 713°, a Campolongo 685°, al Pordoi 696°, al Duron
671° e all'arrivo 665°. Una serie di numeri che raccontano la gara e che mi soddisfa
perchè come per la DSB 2011 si evince che mi sono tenuto costante e che poi ho recuperato
posizioni. Nessun crampo, nessuna crisi di fame, ho rispettato la tabella pianificata in termini di approccio alla gara tranne che per i tempi visto che pensavo di chiuderla entro le 9h30' ma la pioggia ha scombussolato i piani di tutti non solo i miei.
Questo il film della mia SRH.
Ora potrò indossare la maglia.
Attendo di leggere il film degli amici partecipanti alla gara.
Un saluto ai bikers incontrati/sentiti durante la 2 gg ovvero il Conte, Agente Orange, Davide (A.) Vittorio, Marco (Z), Roberto (Z), Andrea, Simone (S), Luca (P), Federico (R), Giovanni (B), Roby e tutti gli altri.
Prossimamente video della mia SRH.
Alla prossima.