ULTIMI POST PUBBLICATI

LIVE TRACKING IL: 23/6/2017 (1300-1800)

LIVE TRACKING IL: 23/6/2017 (1300-1800)
CLICCA PER ACCEDERE

giovedì 15 dicembre 2016

In mountain bike sulle ferrate...la mia posizione ed il sondaggio (1^ parte)

Bookmark and Share

Un collega ieri mi ha inviato un video di un biker tedesco che pedala lungo le ferrate delle Dolomiti del Brenta e  la cui presentazione, sul sito on line del quotidiano La Stampa, è la seguente:

"Le vie ferrate del Gruppo di Brenta sono tra i più famosi percorsi in alta quota su roccia, dai quali è possibile assaporare la maestosità delle Dolomiti. 
Di solito le escursioni sono praticate con attrezzature, corde e scale, utili a facilitare il cammino, ma c’è chi ha tentato un’impresa a metà tra alpinismo e ciclismo, decisamente fuori dal comune. 
Si tratta del temerario tedesco Harald Philipp, che ha pedalato lungo gli strapiombi in sella a una mountain bike.
Christoph Thoresen ha filmato la corsa con un drone."

Chiaramente la mia posizione su questo tipo di cosiddette imprese in montagna è di assoluta contrarietà. 
Io sono uno che ama la montagna e la mtb ma ci sono dei limiti che definiscono cosa si può fare e cosa non si può fare.
A differenza di taluni bikers, che rimangono a mezz'aria quando si tratta di esternare le proprie opinioni (per paura od opportunismo) io non ho problemi a dire che il tedesco doveva e dovrebbe (e potrebbe ancora) essere multato.
Certo, rimarrei di stucco se fosse stato addirittura autorizzato da qualche Ente Ufficiale.
A parte le regole del buon senso, ci riempiamo la bocca delle norme regionali, alpine, NORBA, CAI e compagnia cantando e poi ce ne disinteressiamo....salvo poi tirarle fuori e fare la morale nel caso uno morisse, precipitando nel vuoto, pedalando lungo un sentiero con la mtb. 
Abbiamo dovuto avere il morto (tedesco) in mtb nel 2006, precipitato in discesa sul sentiero delle 52 Gallerie del Pasubio, perchè ne fosse proibito tassativamente l'accesso alle mtb ...ma sarebbe bastato il buon senso.
Ho inviato il video ad alcuni contatti su Whatsapp e alcuni hanno espresso la loro opinione.
Mi è piacito il commento di un biker che mi scrive "fosse stato un italiano nelle Alpi non italiane cosa sarebbe successo?"
Io aggiungo: perchè il tedesco è venuto in Italia?
Guardate il video e poi ditemi cosa ne pensate, sarebbe interessante avviare una discussione.
Se volete partecipare al sondaggio sull'argomento cliccate QUI e a fine mese pubblicherò i risultati

8 commenti:

  1. Lui è riuscito ad andare oltre.
    Oltre la ragione. Oltre il buon senso. Oltre le regole.
    Oltre il disprezzo per la vita.
    E grazie al tam tam mediatico temo che l'impresa sarà presto emulata.

    RispondiElimina
  2. Certo oltre. Il problema è che oltre le regole non si può e non si deve andare. Le regole in montagna sono la vita stessa: chi ama la montagna lo sa bene. RISPETTO è l'unica via da seguire!

    RispondiElimina
  3. Una multa sarebbe troppo poco, io lo farei arrestare, compreso anche chi lo avesse autorizzato. Anch'io amo la montagna e adoro la MTB, però ci vuole rispetto. Rispetto per le regole dell'uomo e della natura. Quei sentieri attrezzati preferisco farli a piedi e sempre conscio dei miei limiti.

    RispondiElimina
  4. sicuramente, l'estate prossima,ci saranno gli emulatori...
    ( pure da fuori europa )

    RispondiElimina
  5. Per spiegare il mio punto di vista mi riaggancio ad una storia VERA
    Chi è Philippe Petit

    Philippe Petit è nato in una famiglia piccolo borghese di Nemours, una cittadina a sud di Parigi, il 13 agosto del 1949. Fin dall’età di sei anni iniziò a imparare trucchi di magia e prestidigitazione, e poco più tardi anche a fare il giocoliere. Presto iniziò a esibirsi per le strade, davanti ai turisti. Nel frattempo, praticava anche attività come la pittura, la scultura, la scherma, il teatro e l’equitazione. A sedici anni scoprì la sua passione per il funambolismo, e prese ad addestrarsi da autodidatta: «Nel giro di un anno – ha raccontato – ho imparato a fare tutte le cose che si potevano fare su un filo». Queste attività non erano ben viste dal sistema scolastico: Petit fu cacciato da cinque scuole prima di compiere diciott’anni, anche perché derubava gli insegnanti, giocava a carte o si rifiutava di sostenere gli esami. Decise di girare il mondo e sopravvivere come artista di strada e commettendo piccoli furti («fuggivo dalla polizia col monociclo» e «spesso restituivo la refurtiva: mi interessava rubare per la bellezza di farlo»). Il suo interesse principale, però, rimase sempre il funambolismo: «essere un funambolo non è un mestiere, è un modo di vivere, ha raccontato una volta in un’intervista a Le Figaro. «Una traversata sul filo è una metafora della vita: c’è un inizio, una fine, un progresso, e se si fa un passo di lato, si muore. Il funambolo avvicina le cose destinate a restare lontane, è la sua dimensione mistica».

    Petit progettava le sue imprese di funambolo come degli eventi senza nessuna autorizzazione (e per questo fu arrestato oltre cinquecento volte), nessuna pubblicità o rivendicazione artistica, nè prima nè dopo la loro realizzazione. La sua prima performance, che lo fece conoscere al mondo, fu a Parigi nel 1971: Petit tese una corda tra i due campanili della cattedrale di Notre Dame, e camminò tra le torri mentre dal basso lo osservavano stupite centinaia di persone. Una volta sceso, la polizia lo arrestò. Due anni dopo, nel 1973, fu la volta dei piloni dell’Harbor Bridge di Sydney, in Australia.

    LO STATO ...se ha regole, le DEVE usare..altrimenti se lascia al libero arbitrio siamo giustamente tutti diversi....ed appunto LIBERIIIII di fare et rischiare.

    Tornando alla PUREZZA del gesto , è "PRESTAZIONE PURA" se il diretto interessato avesse agito senza pubblicità.

    RispondiElimina
  6. D'accordo al 100% Cactus, mi sembra il classico ritratto del "mona" che farà solo danni al nostro mondo, eventuali emulatori compresi.
    Se è alla ricerca di facili emozioni che vada in bici ad Aleppo e provi a percorrerla coast 2 coast senza rimanerci secco

    RispondiElimina
  7. non vedo quale sia il vostro problema ! se io per esempio volessi lanciarmi da un burrone senza paracadute ????
    discussione inutile sinceramente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A parte la normativa circa l'utilizzo in montagna della mtb lungo i sentieri, che in Veneto è disciplinata da una Legge Regionale (simile a quella di altre regioni dell'arco alpino) e che vieta l'utilizzo in mtb - o al massimo a spinta - in determinati punti/sentieri, esiste un problema di sicurezza, non per te solo ma anche per gli altri che frequentano la montagna. Se non vedi il problema prova a parlare con il CNASAS e chiedi cosa ne pensa dell'andare sulle ferrate con la mtb. Il tuo esempio circa il paracadute rivela che sei a digiuno circa la sicurezza in montagna ma fai sempre in tempo ad informarti se ti interessa.

      Elimina