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mercoledì 13 aprile 2016

La fatica in bicicletta...e come farne meno

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“Il ciclismo è fame, sudore, sofferenza, freddo e pioggia. E poi c’è la fatica”
diceva un vecchio ciclista (nel senso di corridore, non di meccanico) quando raccontava delle sue avventure da dilettante nell'immediato secondo dopoguerra. 
Che il ciclismo sia uno sport di fatica è noto a tutti (si pensi ai randonneur o agli ultraciclisti che si sparano giorni e giorni di pedalate senza mai staccare) ma se questo è vero per i corridori, lo deve essere anche per noi comuni ciclisti quotidiani? 
Insomma, è proprio scontato che in bici si debba faticare, senza possibilità di miglioramento? 
Tralasciando il passaggio a una bici a pedalata assistita, utilizzando degli accorgimenti è possibile aumentare notevolmente il confort in bicicletta, migliorarne il funzionamento, incrementare la confidenza e diminuire la fatica percepita.

Non è solo l’effettivo pedalare che consuma la nostra energia durante l’utilizzo della bicicletta, bensì intervengono altri fattori. Tra questi si possono elencare la forza di gravità, che ci spinge verso il basso, la resistenza indotta dall’aria, l’attrito degli pneumatici sull’asfalto che impedisce l’avanzamento, le frizioni generate dallo scorrimento degli elementi della bici in movimento, la nostra costante ricerca dell’equilibrio, le caratteristiche del percorso. Inoltre vanno considerati i fattori climatici quali la temperatura, l’altitudine, la tipologia di terreno, il dislivello e quelli personali come l’età, il grado di forma fisica, il tipo di pedalata. Tutte queste variabili possono aumentare il consumo energetico del ciclista, anticipando la sensazione di fatica.
Il nostro organismo, per adattarsi e vincere le forze (o i carichi) imposti dall’uso della bicicletta, sollecita in maniera sempre più intensa i muscoli, il cuore e i polmoni. I muscoli bruciano i grassi del corpo, il cuore aumenta la frequenza delle pulsazioni, i polmoni lavorano affinché il sangue sia più ossigenato, un lavoro continuo e incrementale che porta alla produzione di acido lattico da parte dei muscoli che ne diminuisce l’efficienza, al consumo di sostanze energetiche (come il potassio), all’extralavoro del cuore, al peggioramento della funzione del sistema nervoso, fino che sopraggiunge l’affaticamento (in casi estremi l’esaurimento). La fatica ci rende meno brillanti, ci demotiva e può rendere l’esperienza dell’andare in bicicletta una vera tragedia. In realtà la fatica è una componente essenziale dello sport, poiché durante l’allenamento noi stressiamo l’organismo, obbligandolo a effettuare sforzi più grandi della sua capacità di sopportazione. Durante la fase di riposo successiva, il nostro organismo lavorerà affinché possa essere preparato per sopportare quello sforzo, compiendo delle modificazioni al suo interno (i muscoli aumentano di volume, il cuore rallenta i battiti, il diametro delle vene s’ingrandisce, i polmoni si rafforzano). Il processo si chiama supercompensazione e senza la fatica indotta dall’allenamento non avverrebbe nulla, per ciò è importante.


Le tipologie di fatica
La fatica “lavora” in maniera globale sul nostro organismo, colpendo non solo i muscoli ma anche altri aspetti che vengono attivati durante l’uso della bici:
• Fatica cardiorespiratoria: 
lo sforzo muscolare fa aumentare il numero di battiti del cuore, la pressione sanguigna e il consumo di ossigeno. Queste condizioni sottopongono cuore e polmoni a un lavoro gravoso che nei meno allenati può condurre a sensazioni sgradevoli come tachicardia e mancanza d’aria;

• Fatica muscolare: 
la fatica più riconoscibile. I muscoli, lavorando, consumano energia dai nutrienti, producendo elementi di scarto come l’acido lattico o altri metaboliti acidi che devono essere “lavati” dal sistema circolatorio. Superata la soglia allenante il sistema circolatorio non riesce più a dilavare i muscoli dai rifiuti prodotti, comportandone il progressivo affaticamento;

• Fatica sensoriale: 
il cervello invia miliardi di impulsi al minuto per gestire il lavoro dei muscoli ma anche quello di occhi, udito e degli altri sensi, tutti messi in allerta durante lo sforzo. Il prolungato utilizzo dei nostri sensi affatica il sistema nervoso;


Si può vincere la fatica?
Come dicevamo il ciclismo è uno sport di resistenza, dove l’essere umano compie movimenti muscolari ripetitivi (il pedalare), che i tecnici chiamano “a catena cinetica chiusa”. Questi movimenti, ripetuti per un numero elevato di cicli, portano all'affaticamento dell’organismo. Ciò che ho appena scritto è un dogma. Eppure è possibile, adoperando degli accorgimenti, aumentare il confort in sella, eliminare o addolcire alcune delle variabili indicate nel paragrafo precedente, migliorare il nostro rendimento.

Questi accorgimenti o astuzie lavorano a 360°, comprendendo il binomio uomo-macchina, e si possono suddividere i tre categorie:
• Mezzo meccanico: ovvero accorgimenti che migliorano l’efficienza della bicicletta;

• Stile di guida: astuzie che aumentano la confidenza del ciclista e diminuisce la dispersione di energie;

• Efficienza organica: in pratica il miglioramento della forma fisica del ciclista.

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Fonte: bikeitalia.it

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