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giovedì 23 luglio 2015

Raid mtb "Der Wanderer" returns 117 km x 5216 mt+ (22-23/7, 2015)

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PREMESSA
Raid mtb in solitaria denominato "Der Wanderer" ossia Il Viandante *, figura che nel romanticismo tedesco assume una connotazione diversa dalla tradizione latina.
Nella tradizione tedesca, chi segue un cammino non si dirige verso qualcosa di connotabile fisicamente, verso un "luogo" reale, tangibile; al contrario, il Wanderer è un avventuriero dello spirito, un essere che va alla ricerca di ciò di cui una lontana eco del proprio animo rende certi dell'esistenza, ma che sfugge ad ogni più rigorosa disamina razionale.
Goethe scriveva:
Nella macchia il sentiero si perde, 
dietro i suoi passi 
si chiudono di colpo gli arbusti, 
si rialzano l'erbe, 
l'inghiotte la solitudine.

http://www.viaggio-in-germania.de/

Per me quindi un raid non rappresenta solo un'impresa sportiva, uno spostarsi da un punto ad un altro ma anche un modo per stare con me stesso.
Certo, a parte il lato diciamo...mistico, rimane uno sforzo notevole sia dal punto di vista fisico (zaino, km, dislivello) che psicologico (in solitaria, dormire nel bosco) al quale bisogna prepararsi durante l'anno con uscite mtb quanto più possibile lunghe ed impegnative.

TAPPA 1 (22 luglio)
E' mattino quando prendo il treno da Verona per Bolzano...ma io scendo ad Ala con la mia mtb.
Davanti, sul manubrio, ho il bivy e sulle spalle lo zaino con quanto sopravvivere per 2 giorni.
Non c'è molto, sacco a pelo estivo, materassino da escursione (che copre solo il tronco) una borsetta con kit di emergenza meccanica (smagliacatena, multitool, co2, camera, etc), un po di barrette, antipioggia, cappellino Gore, maglia intima di ricambio, batteria tampone per cellulare, cosette varie. 
Sono 5 kg ma quello che spacca è il camelbak di 2 lt che porta il peso totale a 7 kg.
Borraccia da 750 sulla mtb e si parte.
Non posso fare a meno dell'acqua, ci sarà un caldo torrido e sono previsti temporali di calore in quota nel primo pomeriggio.
Pronti via e si pedala da Ala (mt 210) verso San Valentino (mt 304).

Tempo di lasciare la stazione e la zona industriale e la strada si impenna, parte in asfalto e poi su sterrato per portarmi verso l'Eremo.
La salita, seppur breve è ripida e da la sveglia a gambe ancora da riscaldare.
Arrivo all'Eremo, breve discesa e poi vado ad affrontare la lunga ed impegnativa salita - già fatta in passato con Ale - che mi porterà al primo gpm, quello di Passo Buole (mt 1460) 
Prima però, una fondamentale operazione ossia quella di spruzzarsi Autan su braccia e gambe, in quanto Luca (P) domenica u.s., sulla stessa salita è stato assalito dai tafani che gli avevano procurato pustole su gambe e collo.
Luca (P) mi aveva chiamato lunedì manifestando la sua intenzione di partecipare, poi un lavoro da fare in bottega mercoledì, per un cliente di Rovereto, annulla tutto, con suo sommo dispiacere.
Il consiglio di Luca è importante, effettivamente i tafani abbondano ma non fanno in tempo ad appoggiarsi che se ne vanno via ...schifati.
Lo zaino è un peso non indifferente, devo prendere il ritmo, mi sembra di essere frenato oltremodo ma mi dico che devo solo pedalare, il terreno è smosso, la salita è dura.

Sarà ma è dopo pochi km che mi accorgo che la ruota posteriore è un poco sgonfia. Controllo, sarà 1.7 quindi mi fermo e la gonfio. Poco dopo stessa situazione, sparo del fast e vedo che da un lato il liquido esce da un piccolo taglio. Provo col co2 per espandere bene il liquido ma poco dopo deve arrendermi e metto la camera.

Non è un bell'inizio, viene quasi voglia di mollare ma mi dico che a Passo Buole deciderò nel caso il da farsi. Potrei trasformarla in un'escursione di un giorno, andare verso il Coni Zugna e scendere verso Rovereto sul Sentiero della Pace e poi prendere il treno per Verona.
Le opzioni abbondano ed oltre al gps ho anche due cartine al seguito.
Comunque...
Con la camera si prosegue nettamente meglio, la pressione è quella giusta ma devo arrivare ai 1000 mt di quota per cominciare a respirare.
Arrivo alla prima fontana e mi preoccupo perché esce solo un sottile filo di acqua. ...
Passo 10' a riempire la borraccia e proseguo.
Di buono c'è che buona parte dell'ascesa è all'ombra e nel bosco.

Arrivo a Passo Buole osservando il cielo, in lontananza tuona ma il cielo è scuro sia verso nord che verso Recoaro.
In teoria dovrei andare verso il gpm del raid,  i 1850 mt del Coni Zugna ma il cielo è scuro e sento odore di pioggia.

Mi fermo un paio di minuti a pensare e poi prendo la decisione di non andare al Coni Zugna e prendere subito il sentiero 117, mai fatto prima, uno degli obiettivi del raid.

Tempo di individuarlo e lo prendo con il giusto rispetto, ho il reggisella telescopico e lo uso ma in un paio di passaggi con gradoni alti, avendo zaino e anteriore più carico, preferisco non prendere rischi.
A metà 117 non proseguo verso Cuneghi ma devio a dx verso Zendri, prendendo una bella forestale ma poche centinaia di metri dopo il bivio le prime gocce, mi metto subito anti pioggia e cappellino impermeabile (della Gore, compratevelo, altro che cuffia da doccia).
Meno male perchè dopo viene giù un bel temporale.
Non trovo riparo e quindi pedalo.
Poco prima di Zendri aggancio il bitume e dopo qualche curva trovo un riparo per il fieno e mi infilo dentro. 
Passo un 15' al riparo poi la pioggia diminuisce, poco dopo smette e torna il sole.
Riprendo a pedalare, breve il tratto di bitume fino ad Ometto poi bypasso la galleria prendendo il sentiero a sx.
Mi aggancio ad una lunga forestale in salita che mi porterà fino a Colletto Siebe (mt 1160)

e quindi in direzione di Passo Campogrosso.
Lungo questo tratto due punti in cui mi rifornisco di acqua fredda, una fantastica cascata prima ed una fontana poi.

Dopo Colletto Siebe la strada in salita diventa asfaltata e finalmente arrivo a Passo Campogrosso (1460 mt) e poi al Rifugio omonimo dove mi sparo un panozzo e coca.

Tempo di ripartire in discesa su bitume, deviare su sterrato lungo tratti fatti al contrario al raid 2013, ed ecco che comincia nuovamente a piovigginare. 
Arrivo ad un'altra fontana (Maltaure) e vienè giù il temporale. 
Continuo a pedalare ma poi lungo la stretta stradina in salita passo a fianco ad una piccola casetta disabitata con portico e mi fermo per mettermi al riparo.

Anche li un quarto d'ora e tempo di finire ecco il sole e dal terreno il caratteristico vapore che dall'erba sale verso l'alto.
Attraverso un paio di ponticelli e quindi aggancio la strada che in salita porta al Rifugio Battisti.

Rampa dopo rampa arrivo al Rifugio.

Saluto Marco, il gestore, ci vediamo insieme gli ultimi km del Tour, ci beviamo una weiss, prenoto per la cena.

Poi mollo al rifugio lo zaino e prendo il Sentiero dei Grandi Alberi verso Recoaro per andare a vedere qualche area bivacco che in realtà avevo già individuato in precedenti escursioni.
Trovo una collinetta con alcuni alberi e cespugli in cima e la ritengo idonea. 
Torno indietro e ho tempo un'oretta prima di cena per cui metto ad asciugare la maglietta, calze e quant'altro e mi sdraio sul prato.

Alle 1900 ceno, mangiando primo, secondo, contorno, dolce e due birre.
Stanno calando le tenebre quando arrivo in area bivacco.

Apro il bivy, ci infilo il sacco a pelo, zaino sulla testa, metto un paio di pantoloncini e maglietta e tempo che cominci a fare buio sono già mezzo addormentato.

A mezzanotte mi sveglio, verso il Gruppo del Pasubio lampi e temporale in corso.
Sopra di me le stelle ed un leggero venticello, temperatura sui 20°, sembra quasi brutto non godersi quei momenti.
Rimango con i miei pensieri nel buio della notte osservando le stelle ed il profilo delle Piccole Dolomiti alla mia dx
Mi riaddormento....

TAPPA 2 (23 luglio)
Le prime luci dell'alba mi svegliano.
Mi giro verso est e il sole ancora non è sorto.
Faccio i miei bisogni corporali e ad una decina di metri passa una grossa volpe ma non ho la macchina fotografica con me in quel momento.
Il sole comincia a sorgere ed è uno spettacolo stupendo.

Comincio a sbivaccare, con calma rimetto tutto nello zaino e riprendo a pedalare.

Riprendo il Sentiero dei Grandi Alberi con due obiettivi iniziali : lavarmi alla fontana e fare colazione.

Verso la fontana, dopo una curva, l'incontro.

Non se l'aspettava, il camoscio rimane fisso a guardarmi per qualche minuto poi con un balzo si butta nel bosco alla mia sx.

Arrivo alla fontana, una lavata e quindi si prosegue.

A Recoaro Mille sembra tutto chiuso ma scorgo un movimento vicino all'albergo e chiedo ad un signore se si può fare colazione. Mi dice che non ha paste fresche ma a me non importa.
Due succhi di frutta e due pastine confezionate Bauli vanno benissimo.
Ora si tratta di faticare nuovamente, facendo una salita che conosco bene ossia quella che porta alla Sella del Campetto (mt 1543), a fianco del Rifugio Monte Falcone.

Non c'è una bava d'aria e arrivo su sudato fradicio.

Prendo in direzione Malga Campodavanti

e quindi verso il Rifugio Bertagnoli.
A questa quota si sta benissimo, un leggero vento fresco accarezza il viso, non c'è anima viva in giro.
Arrivo al Rifugio Bertagnoli (1225 mt) ed è ora di merenda quindi 2 coca ed un paninone col crudo.
Al Bertagnoli fa già più caldo che alla Sella del Campetto.
In teoria dovrei prendere in discesa verso Campodalbero e quindi prendere il Sentiero dell'Orco fino a San Bortolo e a seguire Tregnago.
Pensare di scendere con il caldo in valle mi spaventa e devo prendere una decisione.
Morale... cambio percorso. 
Non scendo ma salgo e decido di spallarmi la mtb fino a Passo Scagina (mt 1548).

Oramai conosco questo sentiero a memoria.

Arrivo a Passo Scagina e apprezzo sin da subito il fresco della quota.

Direzione Malga Fraselle di Sotto e bevo una quantità industriale di acqua fresca dalla fontana.
Giù in discesa verso Giazza e sosta al bar per due paste ed un succo.
Sarà bitume fino a Tregnago e man mano che pedalo... entro nel microonde,
A Tregnago prendo la salita per San Vincenzo, discesa verso Mezzane quindi vado a prendermi la salita sterrata della Valle dei Mulini dove sudo tutto quello che avevo di liquido in corpo.

A Castagnè sto bollendo ma la fontana permette refrigerio immediato.


Discesa verso Montorio, quindi Verona.


Chiudo la due giorni con 117 km e 5216 mt di ascesa accumulata.

CONSIDERAZIONI.
Rispetto all'anno scorso ho avuto più difficoltà con la 26 rispetto alla 29 (Surly Karate Monkey), risultando sicuramente più fisica nella conduzione sopratutto nel passare sopra i piccoli ostacoli.
Anche il bikepacking era differente e sicuramente con la borsa sul triangolo è molto meglio.
Ma con uno zainetto come quello che avevo io (15l), messo aderente al corpo, pedali bene e sopratutto senza stressare i lombari.
Con le condizioni meteo attuali non si può fare a meno del Camelbak, si suda molto e si deve bere tanto. Certo che devi essere abituato ad avere uno zainetto sulla schiena altrimenti risulta difficile accettare di spostare un tot di kg in più, non hai lo scatto del cross countrysta..
Con un leggero peso sull'anteriore (il bivy) e lo zaino, in discesa è un attimo prendere velocità, la frenata va anticipata ed è meglio non sbagliare.
La pedalata deve essere tonda, agile e non forzata e i bpm devono essere tenuti in un range endurance se non si vuole rischiare di finire benzina prima del dovuto e magari rischi i crampi.
Devi comunque pedalare con buon ritmo e devi essere allenato a fare km e dislivello importante.
Il percorso, a parte alcuni tratti spallati, era di tipo marathon ma il fattore Z(aino) lo rende un vero e proprio raid e le salite diventano in automatico più impegnative, così come le discese, magari là dove c'è riporto di ghiaia e sassolini, dove un eventuale errore potrebbe avere brutte conseguenze.
Lato cibo, al secondo giorno fatichi a mangiare barrette e bere acqua con i sali, la stanchezza aumenta col passare delle ore, non hai molto tempo per recuperare e quindi infilare una cena sostanziosa alla fine del primo giorno è auspicabile.
E' stata una bella esperienza, ritornando all'antico di un passato professionale che mi ha visto per anni dormire all'addiaccio.
Il bivy risulta una scelta azzeccata rispetto alla tenda singola da escursione, l'importante è che sia di qualità sia in termini di traspirazione che di impermeabilità in caso di pioggia, che in montagna è sempre un fattore di cui tenere conto sia in fase pianificazione (materiale al seguito) che in fase condotta.
Sono soddisfatto quindi dell'esperienza e tralascio di menzionare il lato emotivo in quanto rientra nella sfera intima e queste cose più che leggerle occorrerebbe provarle sia fisicamente che psicologicamente.
Rimane il fatto che:
osservare le stelle dopo una giornata passata a pedalare,
sentire il vento della notte che ti accarezza il viso,
osservare l'alba di un nuovo giorno dal sacco a pelo,
superare montagne, passi, contrade sperdute,
sono emozioni che ripagano di tutto il sudore versato.

5 commenti:

  1. Complimenti!
    Semplicemente bellissimo!
    Belle le foto, la descrizione, l'avventura, tutto!
    Me lo sono riletto più volte e sto pensando di provarci anch'io..
    Ciao!
    Roberto

    RispondiElimina
  2. Ciao Roberto, grazie.
    Ti consiglio di provarci, sono quelle cose che ti arricchiscono sempre e comunque.
    Se hai domande specifiche sulla pianificazione scrivimi a
    cactus-mtb@email.it
    Un saluto
    Andrea "Cactus"

    RispondiElimina
  3. Grazie Andrea,
    ti contatterò di sicuro.
    Roberto

    RispondiElimina
  4. Bravo! Bellissimo racconto e posti fantastici hai trasmesso sicuramente molte delle emozioni che hai provato.
    Girolamo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Gerry, effettivamente una bella avventura che in solitario ha un sapore particolare.
      Andrea

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