A Borgosesia, nella giornata di domenica, durante una gara regionale di Downhill ha perso la vita Marco Borra (nella foto durante una gara) trentanovenne atleta valdostano di Saint Vincent. Non è ovviamente nostra intenzione analizzare la dinamica dell’incidente o accertare le responsabilità, il compito di ciò spetta alla Procura della Repubblica di Vercelli che ha aperto un’inchiesta. Noi vogliamo concentrarci sull’analisi delle norme della Federazione Ciclistica Italiana che, nel fuoristrada spostano la responsabilità in caso di incidenti di questo tipo sul Presidente di Giuria. Su strada, salvo in rare eccezioni, la responsabilità è del Direttore di Corsa e in seconda battuta del Presidente della società Organizzatrice, nel fuori strada il responsabile della sicurezza è il Presidente di Giuria. A ribadire questo concetto, indicato sulle norme attuative italiane, ci pensa l’organizzatore della gara, Simone Concas, che a “La Stampa” ha dichiarato:”Se i giudici hanno dato il via libera al percorso significa che era sicuro”. Pare invece che il percorso fosse tutt’altro che sicuro, in particolare PierPaolo Marani, responsabile Downhill della Commissione Abilità, ha affermato:”La sicurezza totale, nello sport, non esiste, ma ad Agnona non si sarebbe dovuto correre da anni. Molti degli atleti presenti hanno segnalato agli organizzatori i problemi sul percorso, con salti fatti male e assenza totale di protezioni”. Gli fa eco il Campione Italiano Lorenzo Suding che, sempre a “La Stampa” ha dichiarato:”Sono due anni che non partecipo ad Agnona perché non mi piace il percorso e lo ritengo pericoloso. Lo sostengono molti tecnici tra cui il CT Antonio Silva, ma nessuno gli dà ascolto. Sulla pista di Agnona ci sono tante cose da cambiare , a partire da salti con pendenze sbagliate che “sparano” in aria e rocce non protette da materassi”. Come dicevamo, le norme italiane individuano nel Presidente di Giuria, in assenza del Delegato Tecnico UCI, il Responsabile della Sicurezza. Spetta a lui, infatti, il compito di decidere se il percorso è sicuro o meno e, nel caso di pericolo, di non fare disputare la gara. Ciò che afferma l’organizzatore, quando chiama in causa la giuria, trova riscontro nelle regole italiane, ma non può trovare riscontro nella pratica. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se prima della corsa quel Presidente di Giuria (P.G.) avesse deciso di non fare disputare la gara perché troppo pericoloso. Sicuramente organizzatori, corridori e tecnici le si sarebbero scagliati contro, accusandola di essere una visionaria e di rovinare il ciclismo. Ovviamente, a posteriori, dopo la morte del corridore, tutti dicono che lei avrebbe dovuto bloccare quella gara. L’aspetto più strano è che sia il Presidente di Giuria, o nel caso in cui sia presente il Delegato UCI, ad avere questa responsabilità e non venga in alcun modo citata la responsabilità della società organizzatrice. Di questo passo, crediamo che ci siano sempre meno commissari disposti a fare i Presidenti di Giuria in gare di MTB poiché il rischio di trovarsi invischiati in vicende di carattere legale è estremamente elevato e non può assolutamente essere giustificato dal esiguo rimborso spese. Speriamo che il Consiglio Federale voglia cambiare questa norma, andando ad inserire, anche nel fuori strada, una figura simile a quella del Direttore di Corsa, in modo da individuare una figura deputata a gestire la problematica della sicurezza, lasciando ai commissari quei compiti tecnici per i quali sono deputati. (Fonte:Ciclismo On Line)
La cronaca (Fonte: Aosta Sera)
Marco Borra, 40 anni di Saint-Vincent, è morto ieri pomeriggio (27/3) durante una gara di mountain bike downhill, ad Agnona di Borgosesia (Vercelli). L'atleta della categoria Master, tesserato per il team Pila - Black Arrows - MTB Hérin School di Corrado Hérin, ex campione della specialità e vincitore della Coppa del mondo nel 1997, è caduto sul primo salto della gara, un doppio, tecnicamente uno "step-down", da affrontare in velocità. Con ogni probabilità, Borra è arrivato con una velocità troppo sostenuta per affrontarlo "copiandolo" (senza cioè che le ruote si staccassero da terra), ma troppo lento per saltarlo. Arrivando "corto" sulla seconda gobba del doppio, si è impuntato, cadendo e battendo la testa. Borra è morto sul colpo: inutili i soccorsi dei presenti, tra i quali il Commissario tecnico della Nazionale di downhill Antonio Silva. In ogni gara di downhill, specialità a cronometro individuale in discesa su percorsi tortuosi e tecnici, sono presenti "marshall" sul percorso, ogni 100 metri circa, oltre agli uomini del soccorso e ad un'ambulanza. Borra era alla sua prima gara di downhill, dopo alcune esperienze nel marathon, gare in discesa su lunghe distanze: era arrivato ventesimo alla "Saint-Vincent DH marathon" di giugno e ventinovesimo alla "Désarpa bike" di Pila. Borra, che lavorava come idraulico, lascia la moglie e due figlie piccole.


Nessun commento:
Posta un commento