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lunedì 28 giugno 2010

Sellaronda Hero (26/6/2010): il racconto di Vittorio

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Ecco il racconto di Vittorio - con il quale scrivente e Roby affronteranno la DSB - circa la sua partecipazione alla nuova e massacrante "Sellaronda Hero" nella versione "corta" (50km e 2600 mt di dislivello!) che si è svolta sulle Dolomiti il 26 giugno scorso:
"All’inizio della  settimana scorsa dopo aver studiato più volte il sito della Sellarondahero 2010 ho deciso di mandare l’iscrizione. Non è una vita che vado in mtb e non sono neanche tanto allenato alle lunghe distanze ed a dislivelli particolari, quindi mi iscrivo alla 50 Km con 2600 mt , che per me è anche troppo, mai arrivato a tanto. Gli ultimi giorni prima della gara sono stati un crescendo di adrenalina, fino alle 15,00 dello stesso venerdì quando parto per Selva Val Gardena, ho preso una camera in garnì ed ho portato la famiglia, il meteo promette bene quindi sarà anche una gita. Prima delle 18,00 siamo  a Selva,  dove espleto tutte le operazioni pre gara, qui è già una festa e tra espositori, musica e tanti bikers il tempo vola. Alla sera  mi rintano in un ristorante dove contornato da tavolate di tedeschi e quattro spagnoli, ceno a base di stinco e vino  (tanto domani brucerò tante, tante calorie). Gli spagnoli che visto il fisico, domani punteranno alla prestazione cenano leggeri, i tedeschi che quando si sono seduti erano sulle loro , mano a mano che svuotano le caraffe di vino diventano sempre più  dei simpaticoni. Rientrando alla camera, il Gruppo del Sella e del Sassolungo, con le punte colorate di rosa dal riflesso dal tramonto mi guardano e mi ricordano che domani ci sarà da faticare  parecchio. Sabato mattina alle 8,00 tutti in griglia, siamo in 450, un terzo fa il 50 gli altri l’ 82 km. La giornata è perfetta, sole e buona temperatura . Da Selva ( 1563 mt. ) si parte subito con ripida salita che inizia dopo 10 metri dalla partenza, dopo neanche 5 km siamo già al Dantercepies ( 2298 mt.) , una salita  in strada sterrata che ha tratti veramente ripidi, un dislivello così elevato in pochi km.  Arrivato alla quota, prima di girare intorno alla stazione di arrivo della funivia e scendere verso il Passo Gardena ( 2121 mt. ) mi giro per guardare un telecronista che stà parlando ritratto dal suo cameraman e noto un panorama della conca della Val Gardena che è una stupenda cartolina.  La strada è ancora lunga, quindi tutto sudato mi copro con lo smanicato e mi butto in discesa verso Corvara, inizialmente la discesa è tecnica, per poi diventare veloce in prossimità del paese. Sorpasso un concorrente con la ruota anteriore distrutta, quei maledetti traversi di legno in risalto da copiare hanno fatto danni.  Attraversato Corvara ( 1568 mt. ) si sale per un breve tratto asfaltato, si riprende una strada sterrata che porta al primo bivio dove i 2 percorsi si dividono, noi del corto andiamo a destra  in single track, si sale, e poco dopo ci si rincontra con quelli del lungo che scendono da Pralongià, loro sono al 20° noi circa al 15° km, siamo vicini ad una specie di malga isolata in montagna, noi passiamo ad una decina di metri dalla struttura ed in mezzo al prato ci sono marito, moglie e due figli, l’uomo ha in mano una pentolona, gli chiedo cosa contiene, mi risponde acqua, mi faccio riempire la borraccia, acqua freschissima, poi manda i figlio a riempire ancora la pentola, la stranezza però e che in mezzo al prato c’e una spina della birra !! e se vuoi ti offre pure quella !! la mia intolleranza al glutine mi impedisce a priori di fare quella pazzia. Siamo ancora a circa 2100 mt. , si scende verso il Passo Campolongo ( 1875 mt. ) un bel sentiero in leggera discesa durante il quale supero un concorrente con una divisa ADMO, lo guardo in faccia e noto che è  Cristian Ghedina ! Gli do pollice su e lui contraccambia con un saluto. Mi viene in mente la spaccata in salto a folle velocità che ha fatto in quella discesa libera per la quale i  teutonici lo venerano. Sbuchiamo sull’asfalto più bassi del Campolongo, quindi si risale a 1875 mt. , si valica e si riscende, breve tratto asfaltato, poi picchiata in sterrato sconnesso fino ad Arabba ( 1605 mt. ). Si risale verso il Pordoi, prima in un canalone, a seguire piccolo pezzo di asfalto e poi invece di farci andare verso il passo si gira a sinistra per una vecchia strada sterrata, siamo ai 30 km , iniziano i primi crampi, ci ricongiungiamo con quelli del lungo che scendono dal Sourasass, tagliamo la costa in quota tra  canaloni innevati dove si deve  scendere dalla bici e numerosi  piccoli torrenti d’acqua gelidi e prati infangati, metto il piede a terra per brevi tratti, impossibili da fare a bordo della bike, mi infango e bagno. Si arriva al Pordoi ( 2239 mt. )  al ristoro trovo un vecchio alpino che alla mia ripartenza mi chiede se è tutto a posto , gli dico “ora si va in discesa” e lui mi risponde “ dicono che anche i sassi sanno andare in discesa”, una risata e via.  Discesa tecnica verso Canazei fino a circa 1400 mt  E poi ancora salita verso il Passo Sella a 2100 mt ,  questa è dura, specialmente l’ultimo chilometro ,  troppo per le forze che mi sono rimaste, quindi spingo in compagnia di due tedeschi. Arrivati al passo si  sale ancora un po’ tra la “Città dei sassi” , paesaggio ancora mitico,  poi inizia la discesa liberatoria, guardo il conta chilometri e mi dico pur non convito che la salita dovrebbe essere terminata. La discesa però si rivela molto ripida e tecnica, prima della fine in un tratto particolarmente tecnico mi devo fermare  qualche secondo per un inizio di crampo alla gamba destra,  passa e mi ributto in velocità,  sorpasso un po’ di gente,  pur  affaticato e non perfettamente lucido cerco di spendere il poco che mi è rimasto. Siamo alla fine, riconosco il sentiero battuto con uno steccato sulla sinistra  che mi  porterà a Selva ,  come per magia svaniscono tutti i  dubbi e la fatica che mi facevano compagnia sulla salita al Sella,  scendo come un caccia ed il velocissimo tratto guidato mi entusiasma. E’ fatta !! . All’ultimo tornantino in fondo al sentiero intravedo la family con tanto di macchina fotografica. Soddisfazione al 100 %, grande emozione ! . Chiusa in quasi 6 ore,  la mia preparazione non poteva dare di meglio, in tanti ci hanno impiegato di più. Per chiudere che dire,  fantastica esperienza, partecipato alla edizione zero, come l’hanno chiamata gli organizzatori, sapevo che le salite mi avrebbero messo alla prova, ero determinato a fare tutto, ma non mi aspettavo discerse nel complesso così dure e tecniche, tanto da non farti tirar fiato . Il meteo è stato il massimo che ci si poteva aspettare.  Per il panorama ed i percorsi non ci sono aggettivi sufficienti. L’ambiente dei migliori con partecipanti da 14 nazioni. Grazie al C. O.  Peter Rungaldier e company."
Grande Vittorio e complimenti, bellissimo racconto e ...bellissima gara!

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